The Declining Winter – Really Early, Really Late

Francesco Amoroso per TRISTE©

“I can’t find my brittle youth
Is it strong enough to hold on to?
Just try it anyway
Can’t let the years without, you know
Sometimes it’s just so hard
To find something that inspires you
Your anger and hope
Did you leave these things behind?

(Hood – I Can’t Find My Brittle Youth )

“…Hood è in qualche modo intrinsecamente legato alla mia infanzia e al mio rapporto con mio fratello e i miei genitori ed è qualcosa di cui siamo davvero molto orgogliosi, ma per molto tempo è stato per lo più relegato nel passato. Lo vedo come un vecchio animale domestico di famiglia che non è morto del tutto, ma se ne sta mezzo sepolto nel giardino dei miei genitori con tutti gli altri cani, gatti, conigli e gerbilli che sono morti.” Parole di Richard Vincent Adams, fondatore, con il fratello Chris, degli Hood, band che, tra il1991 e il 2005, è stata tra le più significative e originali della scena musicale alternativa inglese, grazie a una indefinibile miscela di post rock, folk, post punk, elettronica e sperimentazione. Una band inafferrabile e in continua evoluzione.
Sono quasi diciotto anni che gli Hood non incidono nulla, eppure il loro ricordo è ancora vivido tra coloro i quali (come me) li hanno amati spassionatamente.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 107: Scott William Urquhart

Scott William Urquhart

Scott William Urquhart is an acoustic fingerstyle guitarist from Stirling, Scotland. His debut album, A Recipe For Reverie, was released in January 2020 following a run of self released singles and EPs and, in 2022, Golden Sunlight Mountain Snow was out. Scott’s music has been described as peaceful and meditative and is characterized by single take solo guitar compositions, often in open tunings, released on micro-edition lathe vinyl pressings coupled with original paintings and upcycled sleeve art.
On April 14th, a collaborative album with Stirling-based group Constant Follower -led by Stephen McAll-  Even Days Dissolve, will be released. For Even Days Dissolve, Urquhart and Constant Follower frontman Stephen McAll drew from a very specific inspiration: after a violent attack that left him partially paralyzed, on the long road to recovery, McAll often found relief to the works of Scottish poet Norman McCaig. Those same poems serve as the inception point for Even Days Dissolve. Central to this record is Urquhart’s magnificent guitar work, which serves as the album’s instrumental core, incorporating blues and folk into the record’s arrangements.

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The Reds, Pinks & Purples – The Town That Cursed Your Name

Francesco Amoroso per TRISTE©

Music toys with time. Or, maybe songs reflect back that time is always toying with us“.
Così iniziano le brevi note scritte da Karina Gill (Cindy, Flowertown) per accompagnare l’uscita del nuovo lavoro di Glenn Donaldson e dei suoi The Reds, Pinks & Purples.
E, ascoltando i dodici brani raccolti in The Town That Cursed Your Name, non possiamo che concordare con la musicista di San Francisco, per una volta prestata alla scrittura.
Sì, perché ascoltando le canzoni di Donaldson ci troviamo inevitabilmente in un vortice temporale, nel quale passato e presente si confondono e si sovrappongono, l’adolescenza e l’età matura si fondono circonfuse da un luminoso alone di nostalgia che rende tutto più fuori fuoco, ma proprio per questo più attraente e sopportabile.
Ma andiamo, se è possibile, con ordine.

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Ray – First Light

Francesco Giordani per TRISTE©

Gli anni 2000 sono cominciati per me il 14 maggio dello stesso anno, con lo scudetto della Lazio: ero a casa mia, quindici anni ancora da compiere, la tv sintonizzata come ogni domenica pomeriggio su Quelli che il Calcio. Conduceva Fabio Fazio. Il decennio si sarebbe poi concluso, almeno per me, il 13 maggio del 2009, con la vittoria della Coppa Italia ai rigori, per 6 a 5, da parte della Lazio contro una tenacissima Sampdoria: ero allo stadio, di anni nel frattempo ne avevo quasi ventiquattro e a Quelli che il Calcio la conduzione era da tempo passata a Simona Ventura.

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The WAEVE – The WAEVE

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni tanto, con amici e altri collaboratori di TRISTE©, amiamo perderci in oziose discussioni sul ruolo della critica musicale e sulla sua utilità in un’epoca di libera e totale accessibilità alla musica. E amiamo, ancor di più, fantasticare su quale potrebbe essere l’approccio più corretto alla materia musicale.
Qualche tempo fa, uno di noi ha tentato, per puro gusto dell’iperbole probabilmente, di sostenere che per riuscire davvero a parlare di un album senza condizionamenti e preconcetti non si dovrebbe conoscere nulla dei suoi autori e magari neanche il nome, i titoli delle canzoni e la copertina. Chiudere gli occhi e semplicemente ascoltare la musica, senza sapere da dove arriva, dove vuole andare e che cosa c’è dietro.
Eppure, se è vero che non tenendo conto di tutte le sovrastrutture che fanno da corollario inevitabile all’uscita di un album e la sua fruizione, dalle leggende, più o meno costruite ad arte, fino all’incasellamento in un genere o una scena, certamente il nostro orecchio sarebbe più libero e meno condizionato, è anche vero che sarebbe davvero un peccato perderci alcune storie bellissime che ne accompagnano spesso la genesi.

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