Shirley Hurt – Shirley Hurt

Francesco Amoroso per TRISTE©

“E poi diciamolo: in questo mondo è difficile pensare a chiunque come a una persona vera. Sono tutte immagini su qualche schermo. Perfino quelli che conosciamo di persona alla fine si riducono a un’immagine su uno schermo, quando interagiamo con loro e con i loro account sui social“.
“Se credessimo a tutti, se credessimo davvero che gli altri esistono, allora dovremmo preoccuparcene. Dovremmo cambiare le nostre vite.”

(Jason Mott – Che razza di libro!)

Crediamo di conoscere gli altri ma, come diceva il cupo Robert Smith tanti anni fa, “no one ever knows or loves another“. L’ottimistico adagio vale ancora di più per gli incontri che si fanno online (per non parlare delle situazioni sentimentali che nascono in rete).
Conosciamo e ci innamoriamo di un’icona, un’immagine un simulacro di qualcuno che non siamo esattamente sicuri chi sia veramente o se esista, addirittura.
Eppure la nostra fiducia rimane sempre piuttosto salda, nonostante tutto. Ai limiti della credulità. Crediamo e, allo stesso tempo, siamo scettici su tutto. Gli altri esistono finché ci sta bene che esistano. Quando diventano un problema, in fondo, basterà cancellarli, con un click.
Quando ho letto, nel mio perpetuo vagare in rete in cerca di nuova musica eccitante, che c’era una promettente artista all’esordio il cui nome era Shirley Hurt, nell’ascoltare le sue prime canzoni mi sono stupito di come il suo cognome si adattasse perfettamente ai testi, senza che mi sia passato per la testa che quello fosse un nome d’arte. Che dietro quelle canzoni sincere, ci fosse, comunque, una piccola messa in scena.
Ma, si sa, crediamo a ciò a cui vogliamo credere.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 97: Simon Merle

Simon Merle

Simon Merle comes from Annonay, the largest city in the north of the Auvergne-Rhône-Alpes region of southeastern France. He used to play in a band called The Bankees. Ten years and one hundred songs later, he decided to play and record solo under his real identity. Now he is a philosophy teacher and musician, with three album under his belt: Brain Man – a psychedelic journey discovering the most mysterious and erotic organ: the brain – Vissenty – dedicated to the district of Annonay where his grandparents and his parents lived, and where he lives today – and Simon Merle, which was out in novembre 2021. His new album Simon Merle And Friends was out in September on Petrol Chips label based in Paris, born out of a collaboration with the musicians Noel Bingo-Belmondo on bass and backing vocals and Ray Borneo on guitars, keyboards and drums.

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Open To The Sea – Tales From An Underground River

Peppe Trotta per TRISTE©

Catania è la città della lava, del barocco, del “liotru”, area che connette le pendici dell’Etna al mare offrendo paesaggi cangianti profondamente suggestivi. Tutto ciò è noto e visibile, percepibile con immediatezza a chi si ritrova ad attraversarla. Meno risaputo è che tra le sue viscere scorre un fantasma silenzioso e sotterraneo che appare solo in alcuni scorci a testimonianza di un passato ormai lontano. È il fiume Amenano che prima di essere seppellito dall’eruzione del 1669 riforniva di acqua – connettendola –   l’intera città di Catania, protagonista di una storia ricca di mistero.

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(Make Me A) TRISTE© Mixtape Episode 96: Logan Farmer

Logan Farmer

Logan Farmer is a singer-songwriter and producer based in Fort Collins, Colorado. Combining elements of traditional folk, psychedelic, and ambient music, Farmer has released five full length albums since 2013, under the moniker Monarch Mtn., slowly earning him a devoted cult following. Still No Mother, out in 2020 on Western Vinyl, was the first record under his own name: eight magnificent songs, expression of his personal and evolved folk and the result of a deep sound research and refined arrangements. Farmer’s vision of folk is decidedly peculiar and modern. His second album, A Mold For The Bell is out now, again on Western Vinyl.

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Micah P. Hinson – I Lie To You

Francesco Amoroso per TRISTE©

Può una voce poco più che ventenne trasmettere il dolore di una vita vissuta pericolosamente, la passione che un cuore in inverno ha provato e perduto, le sigarette fumate in una lunga vita? Se ritenete che la risposta sia no, allora non avete ascoltato la voce di Micah Paul Hinson. Non è un caso che le corde vocali del giovane cantautore del Tennessee riescano a trasmettere tutto ciò: Micah, infatti, prima di arrivare ai vent’anni, aveva già alle spalle una biografia degna di un vissuto outlaw.”
Così iniziava, quasi nove anni fa, il mio tentativo di raccontare la carriera di uno dei cantautori americani più amati degli ultimi tempi, almeno in Italia.
Era almeno un decennio, in quel momento, che Hinson, con cadenza biennale circa, ci raccontava della sua vita e dei suoi affanni e, fino ad allora, non aveva perso un colpo. Anzi: sei album e sei colpi dritti al centro del petto.

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