Avvertire costantemente la presenza del vuoto, sentire in modo prepotente la caducità della vita è un motore emotivo potente quanto incontrollabile, forza che può spingere in direzioni diverse con impeto mutevole. Nell’esperienza di Ryuichi Sakamoto l’ombra profonda derivante dalla lotta prolungata con il cancro si è tradotta nell’ultimo decennio in un fare artistico diluito, ma anche di rara intensità. Lo ha testimoniato l’eccellente async – risalente a ben sei anni fa – e ne è prova tangibile il nuovo 12.
Sarà una questione anagrafica, ma a me la parola Almanacco fa venire in mente solo una cosa: l’Almanacco del Giorno Dopo. era un programma “preserale” (dubito che allora si usasse questo termine, comunque) che iniziava con con l’indicazione delle effemeridi del sole e della luna, cioè dell’orario in cui sarebbero sorti e tramontati il giorno successivo, seguite dal santo del giorno e dalla rubrica “Domani avvenne“, con filmati storici, dedicati a un fatto accaduto in passato nel giorno dopo. L’Almanacco del Giorno Dopo, con la sua sigla, le sue rubriche sempre uguali e dal sapore lontano di Italia rurale e bigotta, mi facevano sentire al sicuro e ora, inevitabilmente, mi rimandano a un passato idilliaco (naturalmente solo immaginato e non vissuto, visto che stiamo parlando degli anni di piombo…). Sento la parola Almanacco e mi sento rasserenato.
Ripenso agli anni 90, con le pupille ancora foderate dei fotogrammi malinconicamente opalescenti, crepuscolari di Aftersun, mentre da Spotify fa capolino la copertina del disco d’esordio degli Italia 90 -competizione di cui serbo un unico ma assai preciso ricordo: la statuetta di Gianluca Vialli, in equilibrio su una gamba sola, “pietrificato” in icona portatile giusto un attimo primo di calciare un pallone già destinato alle rete. Qualcuno, per qualche motivo, mi regalò quella statuetta comprandola all’interno del policlinico Gemelli di Roma, forse mentre aspettavo di far visita a mia nonna, da poco operata (peraltro proprio alla gamba).
GNAC is a musical project by Mark Tranmer that began in 1990. The inclusion of early single The Broken Fall on Tim Burgess & Bob Stanley’s 2019 Tim Peaks compilation, was a catalyst for recent GNAC activity: Tranmer performed & recorded the album Afternoon Frost (2021) from his home studio in Stirling, Scotland, during 2020ʼs enforced solitude. There was a Tim’s Twitter Listening Party for the album, and tracks played on BBC 6 music. A new GNAC album, The Echoes On Departure, will be released on vinyl, CD, & digital on 24th March 2023, preceded by the single/video Betweenness, which is premiered here today for the first time. GNAC have played live in Seville, Manchester, London, Glasgow & Stirling with more dates in 2023. GNAC music has been used on TV – e.g. BBC documentaries on David Hockney, & John le Carré. As well as being a member of GNAC, Mark Tranmer was also a member of The Montgolfier Brothers with the late Roger Quigley (1969-2020) R.I.P.. The Montgolfier Brothers recorded for Alan McGee’s post Creation label, Poptones, as well as for Salford-based Vespertine Records. Mark Tranmer is a member of Vetchinsky Settings with James Hackett of Glasgow band The Orchids. Tranmer also recorded an album with Italian classical piano virtuoso, Alessandra Celletti, in Rome.
E’ disdicevole affermare che, nonostante questo album mi abbia colpito, anzi nonostante ne sia rimasto affascinato fino al punto di caderne innamorato, non sia riuscito a trovare mai il bandolo della matassa e le parole giuste per spiegare le sensazioni e i sentimenti che il suo ascolto mi suscita? Quando anche fosse disdicevole e per quanto questa affermazione possa sminuire la (già scarsa) credibilità che, con anni di appassionata scrittura, potrei essermi costruito (nell’ambito di una platea sicuramente ristretta), non posso fare a meno di ammettere che ho difficoltà a trovare le parole per spiegare perché Prize, il quinto lavoro della musicista di Bristol Rozi Plain (nome d’arte di Rosalind Leyden), già collaboratrice di This Is The Kit e autrice, nel 2019, del magnifico What A Boost, sia uno degli album che più amo in questo momento e perché non riesca a smettere di ascoltarlo.