D’angelo and The Vanguard – Black Messiah

Uno dei miei libri preferiti di sempre inizia in un modo unico, originalissimo, addirittura nelle note di stampa. L’autore è un geniaccio americano, uno di quelli dal talento smisurato. Uno di quelli che riesce sempre a non prendersi sul serio come solo gli americani sanno fare. Parte con una dichiarazione diretta verso i suoi lettori, dice: “in una scala da 0 a 10 dove 0 significa completamente omosessuale e 10 significa completamente eterosessuale, io mi posiziono al numero 7”.

L’autore è Dave Eggers, un uomo per cui ho una stima sconfinata. Un po’ come per il D’angelo di Voodoo, quello del video di How Does It Feel. Già, il video che guardavo la notte, su Brand:New, di nascosto, perché avevo paura che mia mamma potesse pensare che in quella scala da 1 a 10 mi potessi posizionare al numero 1, dato che per 4 minuti di video, si vedono gli addominali di D’angelo.

Ma in verità, la cosa che tuttora mi imbarazza, è la qualità di quel pezzo senza tempo, quella voce soul senza limiti, quella sensualità che solo un’artista meraviglioso riesce ad esprimere. Qualcosa che contestualizzata, raggiunge vette che solo Sam Cooke aveva raggiunto.

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Purtroppo D’angelo si è perso, l’album successivo, Brown Sugar non aveva quella profonditá assoluta. Era un buon disco, classico; il talento non si perde mai del tutto, ma è la capacità di stupire, di raccontare quella parte di esistenza che non tutti riescono a vedere, andare al di là dei limite dell’immaginazione popolare che manca. Non si trova niente di tutto ciò in Brown Sugar.

Fino a Ain’t That Easy.

Un brano che sembra venire dal futuro e dal passato al tempo stesso. Una capacità di sorprendere degna di Prince. Un soul di una potenza devastante, che non può essere descritto. Indescrivibile, già.

E quando si affrontano brani premonitori tipo Back To The Future (part I and II) ci si accorge che si e’ davvero alle prese con musica senza tempo. E capisco come mai Michael Eugene Archer questa volta anziché aspettare “solo” 5 anni, ha preso 14 lunghi sabbatici per creare Black Messiah.

Un disco prodotto impeccabilmente, una talento che accarezza, seduce, incanta e tocca corde che altri non riescono a sfiorare. Finisce con Another Life, un pezzo di una tensione soul celestiale, cantato con quel falsetto e quelle variazioni che solo D’angelo riesce a regalare.

Quelle cose che quando pensi alla famosa scala dell’eterossesualita’, ti azzerano i conti. The Black Messiah is back.

PS: ho giá preso i biglietti per il concerto di Londra, non vedo l’ora.

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Un pensiero su “D’angelo and The Vanguard – Black Messiah

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