The Drink – Capital

La musica può essere fatta risalire a 55,000 anni fa. Con modalità diverse, con finalità diverse, ogni popolo in ogni periodo storico ha sentito il bisogno di usare i suoni (e la connessione tra essi) per scandire i più disparati momenti della vita e, soprattutto, per sentirsi più vicino ai proprio simili attraverso una attività profondamente collettiva e integrante.

In momenti difficili come questo, anche il ruolo unificante della musica sembra essere messo in discussione. Anche un concerto sembra essere qualcosa che possa dividere persone da altre persone. Ma tale idea può scaturire solo da un’ottica distorta e limitata.

Per questo, proprio in questi momenti, continuare ad ascoltare musica e parlarne con tutti voi è l’unica cosa sensata che possiamo fare da queste pagine.

TheDrink_Capital

Proprio un annetto fa, verso fine 2014, vi avevamo parlato di un’uscita quasi “fuori tempo massimo” per essere inclusa nelle rassegne di fine anno. Ecco, anche nel 2015 i The Drink mostrano di provare un certo piacere per avere l’ultima parola sull’anno musicale.

Se Company era uscito nel Dicembre dello scorso anno, il nuovo LP della band inglese esce in questo Novembre dandoci un po’ più di tempo per apprezzare tutta la bravura della band “capitanata” da Dearbhla Minogue.

Il debut dei The Drink raccoglieva in verità pezzi (bellissimi) già presentati in precedenti EP della band. Capital quindi, può forse essere considerato il vero debutto sulla lunga distanza per questo gruppo che mescola sapientemente le melodie pop a richiami che virano spesso verso il folk.

E come per il precedente lavoro, non possiamo che rimanere colpiti da queste nuove 10 tracce. Se troviamo un filo conduttore con band come Alvvays o i nostri amati Groenland, i The Drink sono sempre capaci di stupire, variando molto sul “tema principale”.

Lo si può notare nelle cupezze vagamente goth (sottolineo vagamente) di un pezzo come You Won’t Come Back At All, o nelle delicatissime atmosfere dal sapore retrò di I’ll Never Make You Cry.

Sono però sicuramente le “melodie distorte” dell’iniziale Like A River, le atmosfere dreamy di un pezzo come Roller, o l’incedere scanzonato di Month Of May a rispecchiare l’essenza di questa band, che ancora una volta ha fatto uscire un interessantissimo disco.

Continuiamo ad ascoltare.

 

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