Alvvays – Alvvays

Luglio col bene che ti voglio, da quando vivo a Londra tanto bene non ti voglio più. Già perché adesso voglio sposare Archie pure io. Ah-Ah. Non posso nemmeno giustificarla con il caldo, la cotta che mi sono preso per una meravigliosa band Canadese: gli Alvvays.

Tutto merito di Archie, a cui è intitolata la splendida Archie Marry Me (prometto che dopo averlo nominato tre volte in 4 righe, non lo nominerò mai più o lo chiamerò più semplicemente l’Innominabile). Scherzi a parte, si tratta di un pezzo veramente bello che rispecchia piuttosto fedelmente il modo di fare musica del quintetto di Toronto.

Un surf rock perfetto per l’estate, quella che voi state vivendo e quella che io sto immaginando, mentre sto seduto su questa scrivania bianca di fattura svedese e guardo l’orizzonte lontano dove un cielo scuro incombe in lontananza. 18 gradi o giù di lì, la temperatura perfetta per lavorare.

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Ma a me non basta, perché la mia immaginazione non si ferma all’idea di un pomeriggio soleggiato italiano, mi immagino ad ascoltare Alvvays sulla strada che mi porta a Manarola, mentre dentro me ho quel sentimento nostalgico di tempi che non ho mai vissuto. Tipo gli anni 60 ed il tempo delle Lacoste come indumento innovativo.

Le stesse polo che oramai se, per esempio, passate da Marsiglia, trovereste nei caldissimi Quartiers Nord, che non è certo la Versilia di Oliviero. Così, per dire. Un segno dei tempi che cambiano.

E questo sentimento si sposa perfettamente con le trame dolce-amaro degli Alvvays e del loro omonimo LP di debutto. Le loro voci un po’ echeggianti, il loro amore per il reverbero e le trame spesso sottotraccia. Mi ricordano un po’ i Fear Of Men se i Fear Of Men fossero nati in Canada. Si, perché se vi fosse mai capitato di conoscere canadesi, sono in linea di massima le persone più belle e felicidel mondo, con quel mix di nonchalance, ingenuità e naturalezza che li contraddistingue.

I riferimenti musicali del quintetto non si fermano certo qui, per esempio mi vengono in mente i Best Coast o le Vivian Girls, anche se in fondo, questo album risulta molto positivo, avvicinandoli più ai primi che ai secondi. Ed è soprattutto grazie al piglio di certi pezzi come il già citato Archie Marry Me (oddio l’ho nominato di nuovo!), Adult Diversion, Atop A Cake, Next Of Kin a fare la parte delle hit spensierate e tutte le altre a seguirle con il piglio introspettivo e mai troppo serio (pesante?) che potrebbe farli sembrare inglesi.

Io voglio bene ai canadesi, quasi più che a Luglio. Sicuramente più che al luglio londinese. Quindi, quando ascoltate questo album, ricordatevi che l’Italia è il paese che è riuscito a fare piacere ***** (un censurato cantante alternativo italiano), ***** (un censurato politico italiano) e i filetti di pangasio. Vogliatevi bene, siate canadesi.

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