Leif Vollebekk – Twin Solitude

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

A mio avviso la cosa più bella del viaggiare è il mangiare i piatti tipici del posto in cui ti trovi.

Se la mia fissazione per il cibo è anche a voi ormai risaputa (in parte anche dalla mia bilancia), in questo caso è legata al fatto che, da buon Italiano, ritengo che uno dei modi migliori per comprendere a fondo la cultura di un luogo è assaggiare il cibo che la gente è solita mangiare: le tradizioni culinarie possono infatti dire molto della storia e del tessuto sociale di un certo posto.

E ovviamente anche la musica.

Proprio per questo oltre a cercare ossessivamente ristoranti storici e prodotti tipici, quando sono in viaggio cerco anche di ascoltare la musica degli artisti che in quei luoghi sono cresciuti o, comunque, che hanno da essi tratto ispirazione.

Qualche anno fa ero nella splendida Montreal (quante volte ve l’ho già detto che è la città più bella del mondo?) e passeggiando nel bellissimo quartiere del Plateau, tra un panino alla carne affumicata da Swartz’s e una iper-calorica porzione di poutine a La Banquise (ma anche ottimi piatti più delicati e ricercati), mi sono imbattuto in L’Oblique, un negozio di dischi davvero ben rifornito e con una particolare attenzione per gli artisti locali (che certo a Montreal non mancano).

Parlando con uno dei titolari ho chiesto di farmi ascoltare un po’ di musica canadese, e tra i vari ed interessanti ascolti (vi avevo già parlato dei Groenland), mi propose un artista che ancora non conoscevo e che mi colpì particolarmente.

Il disco era North Americana (2013) e lui era Leif Vollebekk. Un disco di Americana, appunto, davvero ben fatto, in cui gli le melodie incentrate principalmente su chitarra e piano sono accompagnate dalla bellissima e calda voce dell’artista di Montreal.

Fu amore al primo ascolto. Comprai il disco e negli anni l’ho ascoltato fino a scavare i solchi del vinile, aspettando un nuovo capitolo nella discografia di Leif Vollebekk. A fine Febbraio di quest’anno sono stato accontentato con l’uscita di Twin Solitude.

In questo terzo lavoro Leif, specialmente nei primi pezzi (Vancouver Time, All Night Sedans, la bellissima Elegy) si sposta verso un pop raffinatissimo dalle venature jazz, lasciando come sempre alla propria voce il ruolo di elemento portante.

La dimensione autobiografica è sempre forte nei testi e le melodie riescono sempre a trasmettere una sensazione di calma davvero rinfrancante, e perfetta per accompagnarci nel viaggio.

La seconda metà del disco, che si apre con uno dei pezzi più belli, Michigan, torna invece indietro verso atmosfere più vicine al folk di North Americana. Road To Venus sembra essere fatta apposta per accompagnarci al tramonto lungo le highways statunitensi, mentre Telluride è una splendida e calma ballad.

Abbiamo dovuto aspettare quattro anni, ma Leif Vollebekk ci ha ripagato con un disco davvero toccante che lo conferma come un artista di altissima caratura.

Quattro anni sono passati anche da quando sono stato in Canada. E non vedo l’ora di tornarci.

 

 

 

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2 thoughts on “Leif Vollebekk – Twin Solitude

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