Johnny Hunter – Want

Francesco Giordani per TRISTE©

Sul debutto degli australiani Johnny Hunter, da chi scrive lungamente atteso e se possibile ancor più chiacchierato, non ci sarebbe poi molto da aggiungere a quanto già detto, visto che la metà esatta delle dieci canzoni in esso contenute sono già state pubblicate in questa prima metà dell’anno, principalmente nell’ep digitale Endless Days, su queste pagine assai apprezzato.

Nell’era dello streaming imperante simili prassi non sono più una gran novità. Pensiamo a come Johnny Marr e Beach House hanno ad esempio “spillolato” le loro ultime fatiche discografiche, scientemente suddivise in episodi a rilascio periodico su Spotify. A patirne è sicuramente la nostra fame d’ignoto, quel mai sopito desiderio di venire in qualche modo sorpresi o piacevolmente contraddetti dalla scoperta di ciò che non ci è ancora stato svelato. 

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Dana Gavanski – When It Comes

Francesco Amoroso per TRISTE©

Lisa have you noticed me?
I am of the waves
I watch you roam the streets
a frown sketched on your face
chasing after days that melt behind

Mi capita, a volte, nel tentativo (fallito in partenza) di raccontare, su queste pagine virtuali o su quelle fisiche di Rockerilla, di tutti gli artisti e gli album che più mi colpiscono e mi emozionano, di sentirmi sopraffatto. Sopraffatto dalla messe di uscite, dal tempo che manca per scrivere qualcosa di decente e coerente, dall’impossibilità di fermarmi, prendere fiato e approfondire, di fare davvero mio un disco. Mi perdo tante cose per strada. Ascolto troppe uscite e non riesco a volte a concentrarmi a dovere su quelle che mi trasmettono davvero qualcosa.
Mi sento sopraffatto dalla fretta e dai ritmi frenetici quando l’ascolto approfondito è un’attività che, al contrario, richiederebbe pazienza, concentrazione, introspezione.
E così mi capita che ciò che conta mi sfugga di mano, scivoli in un angolo recondito della memoria, si perda nei meandri dei miei ascolti, affrettati e urgenti. Ascolti che necessiterebbero un passo rallentato, un’assimilazione graduale e attenta. Finisco per ascoltare musica nello stesso modo in cui giro a Roma per lavoro: di fretta, con lo sguardo basso e le bellezze della città che mi scorrono davanti, inavvertite.

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Michael Head & The Red Elastic Band – Dear Scott

Francesco Amoroso per TRISTE©

Se tutti quelli che oggi dicono di aver da sempre ammirato il talento di Michael Head avessero, all’epoca, acquistato gli album che il songwriter di Liverpool ha sfornato con The Pale Fountains, Shack e The Strands (ma anche solo, più recentemente, il precedente lavoro con The Red Elastic Band del 2017), probabilmente il buon Michael, uno che nella sua vita ne ha viste di tutti i colori e ha attraversato tempeste che sarebbero riuscite a spezzare chiunque, adesso si starebbe godendo i frutti del suo lavoro in una qualche isola tropicale (magari di proprietà) e guarderebbe dall’alto in basso quasi tutte le popstar di cartone che, invece, tra gli anni ottanta e novanta, i soldi veri li hanno fatti.
E, invece, Mick -come viene affettuosamente chiamato- e la sua musica sono stati sempre appannaggio di pochi fortunati e, anche se adesso va di moda affermare di aver sempre amato le sue canzoni di pop psichedelico malinconiche e vitali, per anni -ad eccezione, forse, di un breve periodo con gli Shack- la sua notorietà era relegata tra pochi appassionati e maniaci del pop indipendente inglese.

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Olivier Rocabois – The Pleasure Is Goldmine

Francesco Amoroso per TRISTE©

Tirando le somme dell’anno trascorso, a fine 2021 mi chiedevo se la circostanza che apprezzassi sempre di più il pop barocco stesse a significare che stavo invecchiando o (che poi è un po’ la stessa cosa) semplicemente che stavo maturando.
A distanza di sei mesi non credo di aver trovato una risposta a questo quesito francamente piuttosto ozioso, ma, almeno, posso confermare che il pop barocco esercita su di me sempre maggior fascino.
Me ne rendo conto soprattutto da quando, qualche tempo fa, ho cominciato a sentire in maniera assidua, quasi compulsiva, The Pleasure Is Goldmine il nuovo e.p. del musicista bretone Olivier Rocabois il quale, dopo aver sfornato lo scorso anno il suggestivo e ambizioso Olivier Rocabois Goes Too Far, -un album che meriterebbe una più ampia diffusione- e avermi regalato un meraviglioso Triste© Mixtape, ha ben pensato di battere il ferro finché è caldo e non attendere di completare un altro album, incidendo un e.p. con tre brani nuovi di zecca, una rivisitazione di una delle canzoni più incisive dell’esordio e un breve interludio.

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Lucy Roleff & Lehmann B Smith – Dark Green

Peppe Trotta per TRISTE©

Sono passati quasi nove anni da quando un ep di cinque canzoni rivelava ad una cerchia alquanto ristretta il talento musicale di Lucy Roleff. Longbows – questo il titolo di quel primo tassello – presentava fin da subito in maniera sintetica ma esaustiva l’universo sonoro scarno quanto delicato della cantautrice australiana, fatto di partiture folk su cui danza con grazia la sua voce morbida.

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