È possibile condensare in poco più di venti minuti l’intero ventaglio di esperienze maturate nell’arco di oltre venticinque anni di carriera? Sembrerebbe un’impresa piuttosto ardua, soprattutto se riferito a un artista che ha sperimentato molteplici soluzioni per dare forma definita alla propria ispirazione, lasciandosi guidare di volta in volta dalle sensazioni del momento e dalla voglia di misurarsi con altri musicisti.
After meeting at a memorial for a mutual friend, Tony Molina(Ovens) and Sarah Rose Janko (Dawn Riding), both fans of each other’s respective musical projects, bonded over a shared love of The Byrds and Bill Fox. So they decided they wanted to record all they’d been pouring their hearts into and The Lost Days was born. The Lost Days released Lost Demos, in April 2021, on cassette by Oakland label The Long Road Society, and on vinyl with the Spanish label Mapache. Inspired by the solo work of Bill Fox, The Byrds, Dear Nora and Guided by Voices, The Lost Days started recording what was to be their first full-length LP, In The Store: ten tracks in thirteen minutes. In The Storecame on March 17, 2023 on Speakeasy Studios SF, a new label run by friend Alicia Vanden Heuvel of the Aislers Set and Tony’s long term Slumberland labelmates.
Questa storia sarebbe dovuta iniziare il 12 Aprile 1983. Ma quel giorno mi trovavo probabilmente troppo impegnato a fare i compiti, a tirare calci al pallone nel polveroso campetto di calcio sotto casa o a struggermi per la mia compagna di classe Federica, lei sì già quasi una donna, mentre io ero ancora un ragazzino dodicenne, suppongo impubere, ma con la testa già piena di fantasticherie (baciavo emozionato la bottiglietta di coca-cola alla quale lei aveva bevuto in gita, con buona pace di ogni profilassi sanitaria). Che quel giorno fosse uscito Murmur, l’album d’esordio di una band di giovani universitari di Athens, in Georgia, non avrei potuto in ogni caso saperlo e, seppure avessi ricevuto la notizia, ho l’impressione che mi avrebbe lasciato piuttosto indifferente.
Come è facile vivere la vita categorizzando tutto, etichettando, incasellando. Come tutto diventa semplice e automatico. Come le nostre opinioni arrivano alla nostra mente già formate, senza il bisogno di elaborare. Come, senza dover compiere lo sforzo di comprendere e di approfondire, tutto si presenta davanti ai nostri occhi come chiaro e intellegibile, senza sfumature, senza chiaroscuri. Senza dubbi. Raccontare la musica utilizzando questi schematismi diventa una passeggiata. La nuova band suona come… Di solito, per quanto mi riguarda, basterebbe citare i Velvet Underground, i Beatles o Nick Drake (per poi, eventualmente “approfondire” usando i termini indiepop, shoegaze, folk, post punk) e il gioco sarebbe fatto.