Just Mustard – Heart Under

Francesco Amoroso per TRISTE©

Siamo abituati a pensare che il tempo sia galantuomo, che ristabilisca la verità, ripari i torti e rimetta a posto tutte le cose. E liberarsi di questo costrutto mentale è difficile. Eppure la realtà ha più volte confutato in maniera evidente questa affermazione. Non sempre il trascorrere del tempo ha ripagato, ha guarito le ferite, ha restituito quanto era dovuto, anzi, il più delle volte ha solo acuito le tensioni, inasprito le recriminazioni, esacerbato gli animi. Nella migliore delle ipotesi ha portato all’oblio.
Invece continuiamo a prendere ad esempio le rare volte in cui il tempo ha portato giustizia e ristoro e le eleviamo a paradigma. Il tempo, evidentemente, ha degli ottimi PR.
Questo preambolo un po’ astruso mi è balenato alla mente subito dopo che, riflettendo sullo strano percorso di un genere musicale da me particolarmente amato (anche per ragioni anagrafiche), mi è venuto in mente che il tempo è stato, nei confronti dello shoegaze, in effetti galantuomo.

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Lightning In A Twilight Hour – Her Own Refrain (Video)

A few months ago Lightning In A Twilight Hour released on the Spanish label Elefant Records, the magnificent Overwintering. this is the third album of the project led by Bobby Wratten, in collaboration with Ian Catt, Beth Arzy, Anne Mari Davies and Michael Hiscock. Her Own Refrain, the song which opens the second part of the album, is sung with Anne Mari Davies and it is a “deconstructed dub-pop. Traditional elements being removed, leaving a ghost of a song whose chorus suddenly switches into sharp focus and displays the most electronic facet of the album“.
The video is a journey from darkness to light and back again, through a succession of colors that Raquel Calvo has masterfully chosen to blend with the melody of the song. A real treat for the imagination that fits perfectly with the group’s imagination.

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Flowertown – Half Yesterday

Francesco Amoroso per TRISTE©

Yesterday
All my troubles seemed so far away
Now it looks as though they’re here to stay
Oh, I believe in yesterday

Suddenly
I’m not half the man I used to be
There’s a shadow hanging over me
Oh, yesterday came suddenly

La tentazione è davvero forte. Tutto congiura. Sono circondato.
Oggi è il mio compleanno (e faccio fatica a pensare a quanti anni io compia). E sono esattamente 40 anni che la nazionale italiana di calcio ha vinto i mondiali di Spagna, sconfiggendo in finale la Germania OVEST (potrei citare tutti i marcatori e dove ho visto ogni singola partita, ma ve lo risparmio). I social network sono pieni di foto in bianco e nero o dai colori ormai sbiaditi: i costumi da bagno improbabili, le canottiere, le magliette strettissime, gli zoccoli del Dott. Scholl, le permanenti, le cabine sulla spiaggia, i biliardini.
Le canzoni uscivano dai juke-box.
Non voglio abbandonarmi alla nostalgia, non voglio rivivere per la quarantesima volta quel pomeriggio (e quella serata) che hanno rappresentato lo zenith della mia infanzia, al centro dell’attenzione, circondato dalle persone che amavo e con Pablito, Marcotardelli e Spillo che mi portavano al settimo cielo.
Non voglio perché so perfettamente che quella felicità pura, incontaminata, assoluta, nell’inconsapevolezza che tutto di lì a poco (l’adolescenza è probabilmente iniziata già nel successivo mese di agosto…) sarebbe stato diverso, non possono che essere dolci ricordi passeggeri che mi porteranno il magone e un senso di perdita doloroso, ma anche dolcissimo. Sensazioni nelle quali sono consapevole che mi perderei, perché, da sempre il naufragar m’è dolce in questo mare.

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Minru – Liminality

Francesco Amoroso per TRISTE©

Mi innamoro delle parole, ogni tanto. Non necessariamente del loro significato, più del loro suono, di ciò che quel suono evoca. Qualche tempo fa mi è successo con la parola “liminale” – tanto che ho dovuto per forza inserirla in un paio di recensioni- , parola poco usata in italiano ma, nonostante sia di chiarissima derivazione latina, piuttosto diffusa in inglese. E’ probabile che ciò dipenda anche dal fatto che il nostro è un Paese di contrasti netti, di luce accecante e buio fitto, di colori vivaci, mentre gli anglosassoni (e i nordeuropei in generale) sono più avvezzi alle sfumature, alle ombre, ai momenti di passaggio.
Sì, perché limine (qui da noi usato quasi esclusivamente nel linguaggio ecclesiastico) vuol proprio dire soglia e con la parola inglese “liminality” si definisce, in antropologia, la fase di transizione di un rito di passaggio. Chi è sulla soglia ha abbandonato il logo da cui proveniva, ma non è ancora entrato nel luogo verso il quale si sta dirigendo.
Una parola dal suono fantastico e dal significato affascinante.
E’ stato anche per questo che quando ho letto che una giovane artista, Caroline Blomqvist, in arte Minru, stava per esordire con un album chiamato Liminality, le mie antenne si sono subito drizzate.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 75: Tony Jay

Tony Jay (©Kevin Paisley)

Tony Jay is the solo project of Michael Ramos, known as member of Flowertown, April Magazine and Al Harper.
He’s releasing music under this stage name for almost fifteen years now, but his latest efforts, 2020’s A Wave In The Dark and 2021’s Hey There Flower, both out for Paisley Shirt Records on cassette, are definitely his most accomplished sets of songs.
The latter, fourteen songs mostly recorded between Christmas 2020 and New Year’s during a window of isolation at home, “preserves Tony Jay’s prowess at making beautifully eerie lo-fi pop; like a hazy memory where your favorite Sixties girl-group melody is perpetually slowed down“. Without a band to practice with, Tony Jay recorded the music alone, but recruited a slew of friends to remotely record backing vocals: Karina Gill (Cindy), Griffin Jones (Galore), Kati Mashikian (Mister Baby), Alexis Harper (Al Harper), & Hannah Lew (Cold Beat).
The vinyl version of Hey There Flower is out now via Mt. St. Mtn..

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