Grizzly Bear – Painted Ruins

Giulia Belluso per TRISTE©

C.: “Bonjour, nous voyons quel niveau de français est, me décrit sa journée et les choses qu’elle aime”.

G.: ”Bonjour, je m’appelle Giulia, j’ai 26 ans et je suis italienne. Je me lève à 6h15 de la matin, je fais le lit, je prendre une douche et après je prendre la petit déjeuner, mais surtout il faut un bon expresso!”

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Local Natives – Hummingbird – 2013

Gli Hummingbirds sono gli uccelli più piccoli del mondo, anche se a me questa parola fa venire subito in mente altre due cose: una canzone meravigliosa dei Wilco (la migliore live band dell’universo – si, ci sono i Floating Disk da Saturno ma non sono all’altezza) e il carrot cake più buono di Londra.

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Grizzly Bear – Shields – 2012

I chiaramente newyorkesi Grizzly Bear regalano al mondo un’altra perla dopo il fortunato precedente “Veckatimest” targato 2009. Fin troppo facile trovare tra le righe di questi dieci brani influenze di Arcade Fire e Dirty Projectors (“A simple answer”, “Half gate”) così come di Doves e Radiohead (“yet again”) e qualche spruzzata di Zeppelin e stoner rock (“Sleeping Ute”) chenoncistamaimale. Il prodotto finale però rilascia un profumo psichedelico, in cui le impressionanti qualità tecniche dei nostri si integrano dolcemente e regalano melodie fresche, nuove, anche se non di fruizione istantanea. Un ellepì che segna la maturità completa del gruppo destinato a lasciare il segno in questo 2012 ormai al terzo finale, ma ancora pronto a regalarci album da top 10.

Un disco consigliato per una felice scampagnata tra i vicoli di London Bridge da concludere con relativa passeggiata sul South Bank. Bevanda consigliata: whisky mac e/o Adnams Broadside. Voto: 8, poi 9