The Cure – Standing On A Beach

Francesco Amoroso per TRISTE©

Come fare? Prima o poi i Cure li avrei dovuti affrontare, eppure scegliere uno solo dei loro album mi pareva davvero un’impresa ardua, se non impossibile. Avrei potuto parlare di Three Imaginary Boys, il loro esordio: tre ragazzini neanche maggiorenni che, in pieno punk, sfornavano canzoni pop inimmaginabili, intrise di teenage angst, fatte di pochi accordi, eppure efficacissime, come Boys Don’t Cry, 10:15 Saturaday Night, Fire In Cairo.

Oppure avrei potuto raccontare del mio primo, travolgente, incontro con la trilogia “dark”: Seventeen Seconds, Faith, Pornography (me li regalò, insieme, mia nonna una notte di Natale di quasi trent’anni fa) e, anche in quel caso, sarebbe stato arduo scegliere tra tre lavori che, ognuno a modo proprio, hanno definito un suono e un’epoca grazie a brani unici e irripetibili quali A Forest, M, Play For Today, All Cats Are Grey, One Hundred Years, The Hanging Garden.

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Tindersticks – Tindersticks

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ci sono band che sono la colonna sonora di precisi momenti della tua vita. Altre che ti accompagnano per interi periodi. Altre ancora, invece, quasi non ti ricordi che ci sia stato un periodo della tua vita in cui non c’erano.

Per me è impossibile individuare i momenti precisi in cui la musica dei Tindersticks ha caratterizzato la mia vita: da quando ci siamo incontrati, praticamente, è stato impossibile lasciarci. Quel che ricordo perfettamente, però, è il nostro primo incontro.

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This Mortal Coil – It’ll End In Tears

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sulla copertina, immancabilmente virata seppia, scelta da Vaughan Oliver per il primo lavoro del progetto collettivo dell’etichetta 4AD chiamato This Mortal Coil, c’è una figura femminile, con gli occhi chiusi, persa in una densa nebbia che le avvolge il corpo rendendolo quasi immateriale.

Altrettanto immersi nella nebbia sono i miei ricordi riguardo al momento in cui mi sono imbattuto nei This Mortal Coil e in It’ll End In Tears, l’album del 1984 che riassume in sé gli elementi distintivi, estetici e musicali, dell’etichetta 4AD di Ivo Watts Russell.

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È probabile che sia stato semplicemente un incontro inevitabile, perché con band come Cocteau Twins, Cindytalk e Dead Can Dance era destino che qualsiasi appassionato di certe sonorità oscure, in breve tempo, si innamorasse di un’etichetta così fortemente caratterizzata e provasse (con tutte le difficoltà dell’epoca) a non perderne neanche un’uscita.

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The Go-Betweens – 16 Lovers Lane

Francesco Amoroso per TRISTE©

Confesso che ho molto peccato. Sarà pure stato un peccato di gioventù, come si dice. Un peccato di omissione (che, tuttavia, come tutti sanno, non è meno grave degli altri), ma un peccato grave: nel 1989 non avevo ancora ascoltato nulla dei Go-Betweens.

Ma le vie del Signore (della Musica) sono infinite e così, trovandomi in quel di Perugia il 17 settembre dell’anno 1989, per assistere per la prima volta a un concerto dei R.E.M., mi imbattei, ignaro e inconsapevole, nella musica degli australiani che, in quel tour, aprivano i concerti di Michael Stipe e soci.

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Lloyd Cole and The Commotions – Rattlesnakes

Francesco Amoroso per TRISTE©

Videomusic, la prima televisione in Europa che trasmetteva solo videoclip 24 ore su 24, esisteva da poco più di un anno. E grazie a lei anche noi ragazzini che spendevamo le nostre esistenze alla estrema periferia dell’Impero stavamo riuscendo ad allargare, con pazienza e impegno, i nostri orizzonti musicali.

Band che fino a pochi mesi prima non avremmo mai sentito nominare divenivano, improvvisamente, grazie ai ripetuti passaggi televisivi del videoclip e a qualche cassetta registrata in maniera più che artigianale, parte integrante e irrinunciabile delle nostre vite in boccio.

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