A volte, a certe uscite discografiche vengono un pò tarpate le ali dalla scarsa considerazione delle condizioni climatiche. Però, a volte, certi dischi sono in grado, con la loro forza, di superare questa difficoltà.
Muchacho, sesta fatica in studio per il cantautore Matthew Houck e il progetto Phosphorescent, è un disco autunnale. Ma con l’improvviso abbassamento di temperature (e la pioggia) di questi giorni, siamo nel mood giusto per immergerci nelle sue atmosfere.
Dopo il suo precendente disco (Here’s to Taking it Easy, 2010), Matthew Houck era stanco e un pò giù, al punto da non sapere se proseguire il suo progetto. Un pò di tempo per sè, per pensare, per digerire la gli anni passati, hanno portato a Muchacho.
E tutto questo travaglio si sente nel disco, che è un percorso verso la resurrezione dalle ceneri. Un inno ad un tramonto che segna la fine di un giorno faticoso e l’imminente arrivo del nuovo giorno.
La voce di Houk ci riscalda dal primo all’ultimo dei pezzi, intrisi di delicate melodie ma soprattutto di tanta america, di tanto country rock, tutto cucinato in una più contemporanea chiave indie.
Muchacho è un disco pieno di consapevolezza delle tenebre (Song for Zula, Muchacho’s Tune), ma anche della rinascita (Terror in the Canyons, Sun’s Arising). Un disco per certi versi imponente e maestoso, per la ricchezza dei sentimenti presenti nei testi e per la raffinatezza dei suoni che li accompagnano.
Un disco che vi consiglio di rispoleverare verso la fine di ottobre. Ma che potete gustarvi in queste giornate di attesa per la piena primavera.
See honey I am not some broken thing
I do not lay here in the dark waiting for thee
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