Cinque anni in questi tempi frenetici sono tanti, forse troppi.
Ma tanti ne sono passati dall’ultimo disco di Sharon Van Etten, Are We There.
E se prima per l’appunto “eravamo lì”, nei territori new folk al femminile americani, ora dove siamo?
Cinque anni in questi tempi frenetici sono tanti, forse troppi.
Ma tanti ne sono passati dall’ultimo disco di Sharon Van Etten, Are We There.
E se prima per l’appunto “eravamo lì”, nei territori new folk al femminile americani, ora dove siamo?
Su suggerimento di Rob Brezsny questa settimana scriverò un breve saggio dal titolo “Il 2019 è l’anno in cui capirò cosa voglio davvero”.
Cosa voglio davvero, cioè il mio Desiderio, è ciò che mi definisce ma sul quale non ho controllo. Io sono il mio desiderio (dicono), mi abita e mi trascende, non mi appartiene e allo stesso tempo mi trascina.
Quindi per scoprire cosa non posso governare inizio a pensare a cosa posso governare, e cioè la mia attenzione.
Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©
Se penso alla mia infanzia, non ho un grande ricordo delle giostre.
Non che i miei genitori non mi ci portassero, ma già all’epoca avevo la tendenza a rompere le scatole. E a comportarmi come se avessi una 15ina d’anni in più della mia età anagrafica (vizio che nel tempo non ho quasi mai perso).
Nonostante questo, quando mi trovo a passare di fronte ad una vecchia giostra ne rimango sempre attratto: tanto è il fascino di un vecchio carosello e grande la sua potenza evocativa.
Così grande da poter farti rivivere un passato che non hai nemmeno vissuto.
Ci sono cose che in giovane età guardi con paura, distacco e a volte noia.
Le stesse cose dopo tanti anni si trasformano in qualcosa di concreto, reale di cui non puoi più fare a meno. Bello Coltrane, sì ma vuoi mettere i R.E.M. Che casino che fa Coleman! Ma vuoi mettere i Notwist?
E cosa combina Albert Ayler? Cosa “significa”?

Francesco Giordani per TRISTE©
Gennaio, si sa, è quel momento dell’anno in cui l’ascoltatore compulsivo si vota al diligente recupero di quanto nell’anno precedente gli è per i casi della vita sfuggito ma che per fortuna resta annotato nella sua proverbiale agendina.
Chi vi scrive non fa eccezione e, tra i tantissimi (troppi!) dischi che in questi giorni ho recuperato, raccomando senz’altro Merrie Land dei The Good The Bad and The Queen.