Massimo Volume – Il Nuotatore

Francesco Giordani per TRISTE©

Non ricordo esattamente il giorno in cui imparai a nuotare. Mi sembra, in sostanza, di saperlo fare da sempre.

Eppure ricordo il giorno in cui pedalai per la prima volta senza le rotelline laterali di supporto oppure quando imparai a memoria la prima declinazione latina, così rosa e rotonda. Ricordo esattamente il mio primo giorno di lezione all’università (si parlava di Adorno e di Minima Moralia), il pomeriggio in cui lessi la mia prima poesia di Rimbaud o quando vidi per la prima volta un videoclip dei Blur su MTV.

Malgrado tutto questo, con mio sommo rammarico, non ricordo la mia prima nuotata. Il che è assai strano avendo io iniziato a frequentare le piscine abbastanza presto, durante le scuole elementari, e potendo peraltro vantare una fulminea (quanto, in tutta franchezza, dimenticabile) carriera di poco ispirato pallanuotista.
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James Yorkston – The Route To The Harmonium

Peppe Trotta per TRISTE©

La vita accade.

A noi tocca esserci e sentirci sempre pronti ad assaporarla in ogni sua sfumatura, cercando di trattenere qualcosa da ogni frangente, che sia profondamente doloroso o immensamente gioioso.

Ad un certo punto poi quasi inevitabilmente avvertiamo la necessità di tirare il fiato, fermarci, lasciare correre lo sguardo verso l’orizzonte mentre le immagini del passato scorrono ricostruendo il percorso compiuto. Cerchiamo di riconoscerci, di capire cosa siamo diventati e lo facciamo per proseguire la nostra costante ricerca di una pace interiore che ci faccia sentire in armonia col mondo.

Fondamentale diventa trovare un luogo che sentiamo giusto, un angolo di mondo nel quale riuscire a trovarci in piena sintonia con noi stessi.

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William Tyler – Goes West

Agnese Sbaffi per TRISTE©

“Gennaio è stato un anno lunghissimo” (devo averlo letto qualche giorno fa in giro su facebook) e io l’ho passato per metà a letto influenzata.

Dai traballanti e ariosi infissi in legno dell’appartamento in cui vivo si sente forte il fruscio degli alberi scossi dal vento. O così ascolto immaginando il mondo fuori, confondendo il rumore delle ruote delle automobili che passano sulle pozzanghere.

Una volta, a casa di un’amica che affaccia sul deposito Atac di Piazzale Prenestino, scambiai il rumore di una leggera pioggia estiva mista al traffico di treni e macchine, col gorgoglìo di ruscelli, fontane e cinguettii di uccelli di un tipico giardino tropicale del Sud America.
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Sharon Van Etten – Remind Me Tomorrow

Emanuele Chiti per TRISTE©

Cinque anni in questi tempi frenetici sono tanti, forse troppi.

Ma tanti ne sono passati dall’ultimo disco di Sharon Van Etten, Are We There.
E se prima per l’appunto “eravamo lì”, nei territori new folk al femminile americani, ora dove siamo?

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Pi Ja Ma – Nice To Meet U

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Ad Avignone c’è un ponte.

La leggenda dice che il pastore Bénézet all’età di 12 anni ricevette l’ordine divino di costruirlo e per convincere il re, che non voleva dargli il permesso, spostò un enorme masso.

Oltre che per il ponte la città francese è nota per la “cattività avignonese”, il periodo in cui la sede papale fu trasferita in Francia (dal 1309 al 1377) a seguito dei fatti culminati con il celeberrimo schiaffo di Anagni.

Io Avignone la ricordo soprattutto per il caldo patito un Agosto di qualche anno fa.
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Daniel Land – The Dream Of The Red Sails

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Su suggerimento di Rob Brezsny questa settimana scriverò un breve saggio dal titolo “Il 2019 è l’anno in cui capirò cosa voglio davvero”.

Cosa voglio davvero, cioè il mio Desiderio, è ciò che mi definisce ma sul quale non ho controllo. Io sono il mio desiderio (dicono), mi abita e mi trascende, non mi appartiene e allo stesso tempo mi trascina.

Quindi per scoprire cosa non posso governare inizio a pensare a cosa posso governare, e cioè la mia attenzione.

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Primitive Lips

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Crediamo di intenderci;
non ci intendiamo mai.
(Pirandello)

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose, ciascuno il suo.

Nelle mie parole c’è il senso e il valore delle cose come sono nel mio mondo, inevitabilmente diverso da chi le ascolta o le legge con il senso e il valore delle cose che sono nel suo mondo. È un mistero che non si scioglie mai se non con la voglia di trovare una prossimità, se non di senso, almeno di intenti.

E se questa voglia non c’è o non è condivisa? Basta alzare un po’ il volume della musica, chiudere tutto e cercare un momento di pausa. Una bolla sicura in cui rifugiarsi un attimo e fare ordine.

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