
Francesco Giordani per TRISTE©
When it comes, will it come without warning
Just as I’m picking my nose?
Will it knock on my door in the morning,
Or tread in the bus on my toes?
Will it come like a change in the weather?
Will its greeting be courteous or rough?
Will it alter my life altogether?
O tell me the truth about love.
W.H. Auden
Esiste una forma di relazione “perfetta”?
Se sì, in cosa consiste e come la si può realisticamente ottenere, in questa vita?
Nell’epoca delle applicazioni digitali finalizzate alla ricerca algoritmica del partner perfetto – abbiamo tutti ovviamente visto l’ormai celeberrima puntata di Black Mirror dal non casuale e smithsiano titolo Hang The Dj…-, l’ebbrezza facile del videogioco sociale, sempre a portata di palmo, sempre pronto ad offrirci la rivincita di un “gioca di nuovo, sarai più fortunato”, tende a semplificare (del resto è il suo scopo programmatico) quello che è, a parer di chi scrive, il bello e anche il terribile di ogni nuovo incontro amoroso: la ricerca di un’esperienza intimamente condivisa, che, grazie ad un esercizio sapiente di revisione e “manutenzione” costante di parole e azioni, sappia crescere e durare nel tempo, passando attraverso errori, malintesi, scoperte, mutazioni e rivelazioni reciproche.



