Kristine Leschper – The Opening, Or Closing Of A Door

Francesco Amoroso per TRISTE©

Qualche volta ho l’impressione che la complessità sia il nostro peggior nemico.
Non sarebbe bello se tutto fosse, invece, semplice, binario, bianco o nero? Se l’amore fosse quello delle canzoni pop e se tutto avesse dei contorni nitidi e chiari?
Probabilmente, invece, riflettendoci con un po’ più di attenzione (e profondità – rieccola la maledetta complessità!), che la vita sia piena di sfumature e di contenuti, di sentimenti contrastanti e di scelte difficili, è una necessità e un’esistenza priva di stratificazioni, significati reconditi e, ammettiamolo, qualche complicazione, risulterebbe piatta e scialba.

Ciò non toglie che farei comunque volentieri a meno di un po’ di crucci e problemi, in favore di una riconquistata tranquillità che, tra l’altro, oltre che evitarmi tanti affanni, mi permetterebbe di dedicarmi e approfondire ciò che più mi attira e mi appaga.

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(Make Me a) TRISTE© Mixtape Episode 62: Crystal Eyes

Crystal Eyes (©Walter E. Neuman)

CRYSTAL EYES are an Indie dream rock band (with hints of psych, shoegaze, 60’s pop and 90’s grunge) led by vocalist/guitarist Erin Jenkins. The band features warm effect-drenched guitar and synth, at times layered or alternately stripped down. Their early recordings are defined by live off the floor performances and the analogue recording techniques of producer/musician Chris Dadge (Chad van Gaalen, Alvvays, Lab Coast).

Drawing on a vast array of musical influences, landscapes and collaborations, Crystal Eyes have thrived in a diverse and supportive cross-Canadian music scene, honing their live show through multiple tours and as consistent hometown favourites. Their debut ep, in 2015, was called No Man Is An Island, followed a couple of years later by their first full lenght The Female Imagination. In 2019, they released Radical Softness, a split single with Edmonton’s Marlaena Moore, and traveled to Montreal’s Breakglass Studios to record their second full-length album, produced by Andrew Woods (The Operators) and mixed by Mark Lawson (The Arcade Fire). The new album, The Sweetness Restored will be out on Bobo Integral Record on April 22nd, 2022.

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The Weather Station – How Is It That I Should Look At The Stars

Francesco Amoroso per TRISTE©

Da un po’ di tempo a questa parte, una decina d’anni almeno, la maggior parte delle cantautrici, soprattutto americane, sembra compiere un percorso artistico piuttosto simile: si parte con album prevalentemente acustici e fortemente caratterizzati dall’uso della voce e della chitarra, quasi sempre influenzati dal folk o dal country, per poi progredire, nel corso degli anni, verso sonorità più aggressive e corpose, verso arrangiamenti elaborati, copioso uso delle tastiere e di ritmiche sempre più incalzanti, quasi che l’esigenza principale, prima ancora che quella di un’evoluzione artistica, sia quella di scrollarsi di dosso la fastidiosa etichetta di ragazze con la chitarra che, inevitabilmente, viene loro affibbiata da giornalisti senza troppa fantasia (e spesso anche con scarsa attenzione per le sfumature).

E’ una tendenza che si è fatta sempre più evidente con album come Burn Your Fire For No Witness di Angel Olsen o Tramp di Sharon Van Etten, ma anche con artiste come Torres o, più recentemente, Lucy Dacus e Julien Baker.
E’ una scelta certamente legittima e, in alcuni casi, quasi inevitabile.
In fondo siamo entrati nel terzo decennio del nuovo millennio e suonare ancora come se fossimo negli anni sessanta del secolo scorso può anche non essere la massima aspirazione di donne che hanno la volontà di rappresentare con le loro canzoni e i loro suoni una generazione nuova che vuole allentare, se non recidere, i legami con il passato.

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Fortunato Durutti Marinetti – Memory’s Fool

Francesco Amoroso per TRISTE©

“Nessuno ha ancora inventato una maschera antigas
e un rifugio antiaereo contro il tempo.
”
GAUSTÌN, Cronorifugio, 1939
“L’uomo è l’unica macchina del tempo
di cui disponiamo.”
GAUSTÌN, Contro le utopie, 2001

(Georgi Gospodinov)

Interrogarsi sul passato è un esercizio che sta diventando sempre più frequente. Sarà perché, grazie alla tecnologia, abbiamo sempre più testimonianze vivide del passato, sarà perché è un periodo in cui interrogarsi sul futuro è diventato troppo difficile, sta di fatto che la riflessione sulla nostalgia e sulla memoria ha ormai assunto un carattere centrale del nostro “filosofeggiare”.
Quanto il passato informi il presente, quanto sia sano rifugiarvisi e perché il passato rappresenti per noi un tempo (un luogo?) ideale, sono domande che da sempre si pone anche la musica pop, un “genere” relativamente recentissimo (nella forma in cui lo conosciamo ha poco più di settant’anni) eppure così immerso nella nostalgia del passato, nel ricordo di un’epoca d’oro che, in realtà (come accade sempre anche all’uomo), era solo la sua infanzia e la sua pubertà, da rischiare di sembrare sempre e solo un vecchio che ha bruciato troppi neuroni e che non può che riciclare i ricordi, non avendo più le capacità per evolversi.

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VV. AA. – Under The Bridge

Tiziano Casola per TRISTE©

Under the Bridge è una compilation-reunion di vecchie band della scuderia Sarah Records, autentica leggenda del mondo delle produzioni indipendenti.
Autentica leggenda per tanti motivi, il primo dei quali è che, nella sua breve vita (dal 1987 al 1995), l’etichetta mise a segno un centinaio di pubblicazioni di cui una percentuale piuttosto alta è, oggettivamente, canonizzabile tra i capolavori della canzone pop. Basti questo.

Di tutti gli altri motivi per cui l’intera opera Sarah merita attenzione ho già parlato in tante altre occasioni (addirittura in un esame all’università), ma si tratta di questioni più cervellotiche, in parte opinabile, e per questo secondarie alla questione capolavori-del-pop. Questa al contrario, opinabile non è.

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