È ora di fare in conti con il 2018. Ma prima di noi di TRISTE©, come sempre siete voi, i nostri lettori, a dare il buon esempio.
Eccovi “La vostra TOP 5”.
È ora di fare in conti con il 2018. Ma prima di noi di TRISTE©, come sempre siete voi, i nostri lettori, a dare il buon esempio.
Eccovi “La vostra TOP 5”.
Crediamo di intenderci;
non ci intendiamo mai.
(Pirandello)
Abbiamo tutti dentro un mondo di cose, ciascuno il suo.
Nelle mie parole c’è il senso e il valore delle cose come sono nel mio mondo, inevitabilmente diverso da chi le ascolta o le legge con il senso e il valore delle cose che sono nel suo mondo. È un mistero che non si scioglie mai se non con la voglia di trovare una prossimità, se non di senso, almeno di intenti.
E se questa voglia non c’è o non è condivisa? Basta alzare un po’ il volume della musica, chiudere tutto e cercare un momento di pausa. Una bolla sicura in cui rifugiarsi un attimo e fare ordine.
Squadra che vince non si cambia.
Quando un determinato assetto ti porta ad ottenere ottimi risultati è difficile staccarsene perché si presuppone che ad identica premessa possa corrispondere un ulteriore valido risultato. Ovviamente non sempre le cose vanno così e capita che meccanismi consolidati si inceppino e conducano verso approdi deludenti, a volte anche mestamente fallimentari.
Ciononostante l’assunto di partenza rimane valido e tentare è sempre una possibile via.
Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©
La fine dell’anno (quello solare), è un periodo strano.
È come se tutto venisse messo un po’ in sospeso, rimandato al nuovo inizio imminente. È ormai troppo tardi o, al limite, troppo presto.
Ed anche a livello commerciale è solo periodo di saldi per fare spazio alle “nuove collezioni”.

Francesco Amoroso per TRISTE©
Dicembre è, per chiunque si occupi di musica in maniera professionale o solo in qualità di amatore, il più temuto di tutti i mesi. Arrivano, di solito copiose, le richieste di compilare le classifiche di fine anno, l’elenco dei dischi che abbiamo preferito, di quelli che sono stati importanti e che verranno, nella nostra (di solito molto umile) opinione, ricordati negli anni.
Per quanto mi riguarda, da qualche anno trovo l’impegno oltremodo gravoso e sempre più inutile. La frammentazione delle scene musicali, l’infinita commistione dei generi e l’incredibile quantità di album che esce ogni anno, rendono il giochino sempre meno rappresentativo della realtà musicale odierna e sempre più fine a se stesso.
Così, tanto per fare un gesto di ribellione senile, voglio parlare di un album che non finirà in nessuna lista di fine anno e che è già stato dimenticato, probabilmente anche dal suo stesso schivo (a dir poco) autore.