Un 2014 TRISTE© – Canzoni per una buona fine ed un miglior inizio

L’anno sta finendo. Volendo c’è ancora tempo per strappare qualcosa di buono da questo 2014 o, viceversa, se non vedete l’ora di togliervelo dai piedi, beh…mancano davvero poche ore.

Per ricordare o per mettere da parte, per festeggiare o rilassarvi. Qualunque siano le vostre intenzioni, anche quest’anno abbiamo pensato a voi.

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YoloSuicide – i listened to your answering machine, got nervous and hung up

La nostra passione per le voci femminili non è sicuramente un segreto. Tante sono le artiste di cui vi abbiamo parlato, da quelle più “famose” alle nostre scoperte nei meandri della rete e del mondo. E altra passione (forse più mia, parte romana) è quella per i suoni sporchi, per le chitarre scarne e le voci tremanti.

Queste due passioni si riuniscono in questa nuova scoperta. Da Potsdam, nello stato di New York (ma più vicino al Canada e a Montreal che alla metropoli statunitense), YoloSuicide e un ep dal titolo molto molto lungo.

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My Bloody Valentine – Isn’t Anything

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni anno, all’approssimarsi del Natale, mi sento quasi compulsivamente spinto a riascoltare l’album che più rappresenta per me quel periodo dell’anno. Non si tratta dei classici natalizi cantati da Frank Sinatra o da Mariah Carey, ma dell’esordio di quella che all’epoca era solo una piccola e misconosciuta band proveniente da Dublino: i My Bloody Valentine.

Il motivo è presto detto: nel tentativo (stranamente non vano) di conquistare una compagna di scuola, a Natale del 1988, decisi di confezionare una bella cassettina con tanti brani dedicati a lei. A parte cose orribili come LL Cool J o Bon Jovi (per andare incontro ai suoi gusti) punto forte della raccolta era Soft As Snow (But Warm Inside), brano d’apertura dell’album Isn’t Anything da poco pubblicato dagli irlandesi su etichetta Creation Records (e da me acquistato solo per tale motivo).

Con quel brano avrei voluto comunicarle che sapevo che, sotto l’apparente freddezza (la giovane era decisamente scorbutica), c’era un mondo di calore e dolcezza pronto a schiudersi per me. Peccato che il brano non dicesse proprio quello, ma il titolo era quanto di più vicino avessi potuto trovare al concetto che volevo esprimere.

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Ecco spiegato il perché, da allora, Isn’t Anything è il mio disco di Natale (e mi scuso, con i lettori e con i gestori del blog che cortesemente mi ospita, per il solito lungo cappello introduttivo). Naturalmente Isn’t Anything non è un disco natalizio e neanche l’oscuro lavoro di una piccola e misconosciuta band di Dublino: è molto, molto di più.

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Sam Reynolds – 3

Peppe Trotta per TRISTE©

“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Sembrerebbe che questo futuro profetizzato da Warhol nel lontano ’68 sia arrivato. Ti guardi in giro e in ogni campo (soprattutto negli ambiti creativi) ti imbatti in persone che hanno vissuto il proprio quarto d’ora di gloria, momento di cui amano parlare e vantarsi, autoproclamandosi esponenti di spicco di qualcosa. Tutti a caccia di gloria.

Poi per fortuna esistono le eccezioni, le persone che amano l’ombra, ma che sanno creare emozioni.

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The Drink – Company

Fare uscire dischi a Dicembre è sempre un rischio. Quasi tutti gli “addetti ai lavori” (o chiunque senta di voler dire la sua anche senza buoni motivi. Tipo noi) hanno già stilato le loro varie top 5, 10, 50, 100 e in generale la maggior parte della gente è già proiettata verso la pausa delle vacanze natalizie, guardando o al passato o al futuro e facendo poco caso a quello che succede in questi giorni.

Ma alla faccia di tutte le precauzioni, i The Drink piazzano il loro debut proprio all’inizio dell’ultimo mese dell’anno. E il risultato è un disco veramente interessante. Cercate di non distrarvi allora.

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