Angel Olsen – My Woman

angel-olsen-my-womanYou’ll never be mine.

Chissà quante volte lo abbiamo pensato. Io di sicuro l’ho provato quando con il suo fare sfuggente Angel Olsen è passata sul palco dell’Electric Balroom di Camden. Ho amato talmente tanto Burn Your Fire for No Witness che mi fece male, trovarmi sedotto e abbandonato.

Fu fin troppo facile parlare male di quell’esperienza di 40 minuti o poco più. Ci andai con il mio compagno di concerti a Londra. Si chiama Mathieu, uno di quei parigini che ti fanno ricredere dell’arroganza che si attribuisce ai natii dell’Ile de France. Interessato a tutto, dal cinema alla musica, e con il quale ci siamo scambiati tanti favori musicali: io lo portai da EELS alla Royal Albert Hall lui da Gruff Rhys al Koko di Camden.

Per Angel Olsen andò diversamente.

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Angel Olsen – Burn Your Fire For No Witness

Angel Olsen fa pace con il mondo. Lo fa nella prima canzone Unfucktheworld. Una dichiarazione lontana dal nome e dalla figura soave della cantante statunitense.

E sono proprio i titoli delle 11 canzoni a svelare il sentimento generale dell’album, una sorta di perdono generale che pero’ assume i tratti del “canto del cigno” quando si intendono le prime parole di Angel: “I quit my dreaming the moment I found You” e ancora “I wanna nothing but for this to be the end, for this to be a tired and empty end”.

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