Angel Olsen – My Woman

angel-olsen-my-womanYou’ll never be mine.

Chissà quante volte lo abbiamo pensato. Io di sicuro l’ho provato quando con il suo fare sfuggente Angel Olsen è passata sul palco dell’Electric Balroom di Camden. Ho amato talmente tanto Burn Your Fire for No Witness che mi fece male, trovarmi sedotto e abbandonato.

Fu fin troppo facile parlare male di quell’esperienza di 40 minuti o poco più. Ci andai con il mio compagno di concerti a Londra. Si chiama Mathieu, uno di quei parigini che ti fanno ricredere dell’arroganza che si attribuisce ai natii dell’Ile de France. Interessato a tutto, dal cinema alla musica, e con il quale ci siamo scambiati tanti favori musicali: io lo portai da EELS alla Royal Albert Hall lui da Gruff Rhys al Koko di Camden.

Per Angel Olsen andò diversamente.

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Mikal Cronin – MC III

Tarik è un pittore marocchino di Marrakech. Fa quadri coloratissimi che la mia ragazza adora ma che a me non piacciono per niente. Per carità, si vede benissimo che “ha la mano”, il tocco dolce. Le sue capacità di ritrarre fedelmente la realtà sono apprezzabili, un po’ meno i suoi commenti su Facebook in cui si lascia andare in elucubrazioni mentali fini a se stesse, senza capo ne coda.

Il punto è che avere le fondamenta, i mezzi, le qualità tecniche per poter realizzare qualcosa non ci rende automaticamente artisti. Così come scrivere su pitchfork non rende automaticamente autorevoli. Giusto?

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TristeLondra – Top10 2014

Il 2014 é stato un anno particolare per me: ho cambiato lavoro, ho deciso di cambiare vita e ho deciso di andare a vedere live Michael Buble. Stasera.

Sono tutte cose che potrei facilmente descrivere come scelte di cuore. Soprattutto l’ultima, non perche’ sia affetto da qualche sindrome particolare, quantopiú sensible al fatto che la mia ragazza e mio suocero mi farebbero nero se non andassi con loro a vedere lo show del canadese.

Canadese come una band che mi ha particolarmente attratto quest’anno; si chiamano ALVVAYS – li chiamai ALLVAYS nella prima stesura del post sul loro nuovo album, una band che ho visto pure live ad aprire i Real Estate e che mi ha impressionato non poco. Canadese come Caribou, quello del disco di elettronica dell’anno.

TristeLondra Best of 2014

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EELS @Royal Albert Hall – 30/06/2014

Non faccio certo mistero del fatto che EELS sia il mio artista preferito. Fu colpa di Electro-Shock Blues e – probabilmente – uno fra Rumore, Rockerilla o addirittura RockStar a farmelo conoscere. Ero al liceo o giù di li, e fu uno dei tanti motivi per cui decisi di imparare decentemente l’inglese. Passare le giornate a studiare i testi, capire come si potesse parlare di cose tanto tristi così. Un modo unico di elaborare il lutto: con grazia e leggerezza.

È veramente dura scindere il personaggio dal cantante, perché il suo modo di suonare, di cantare di esibirsi di parlare al cuore della gente è un dono irrazionale – qualcuno potrebbe definirlo divino, non io – che lo ha reso il più grande cantautore della propria generazione.

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Happyness – Weird Little Birthday

Riuscire a tenere insieme tante cose, prenderne gli aspetti migliori e mescolarli senza risultare sconclusionati e senza perdere una propria identità. No, non è uno dei buoni propositi che avevo fatto ad inizio anno.

E’ quello che dovrebbe riuscire a fare un buon disco. E il debut degli Happyness si avvicina moltissimo a questa impresa estramente difficile.

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Un Lunedì TRISTE© – Canzoni per le Pasquette e per l’inizio della settimana

A volte l’inizio di settimana si porta dietro la pesantezza del week-end appena passato. Una volta l’anno invece è sinonimo di gite fuoriporta ed altro cibo (non che il giorno precedente sia stato particolarmente ipocalorico).

In qualunque momento vi imbattiate su questa pagina, eccovi una selezione degli ultimi artisti di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane. Fatene buon uso.

UnLunedìTRISTE

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EELS – The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett

La vita, per Mark Oliver Everett, è stata un po’ diversa da una passeggiata nel parco. Lo scoprì quando ancora ragazzo si ritrovò a non poter mai più parlare a suo padre. Glielo confermò il destino, quando dopo qualche anno lo lasciò solo, nel mondo.

Ma nonostante una vita segnata da un susseguirsi di tragedie, Mark ha sempre trovato il modo di guardare al “bright side” delle cose, senza sforzarsi troppo, perché questa è la sua natura. Strano il destino.

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