The Bird Calls – Songs of the Bird Calls

Marica Notte per TRISTE©

In questo istante sto osservando una porzione del palazzo in cui vivo. Quasi tutte le finestre sono chiuse, sarà perché in casa non forse non c’è nessuno, sarà per il caldo. O forse sarà perché è meglio non farsi vedere.

Ma non è una questione di anonimato. Non si toglie identità nascondendo un nome perché un nome è qualcosa che sta per qualcos’altro, in questo caso per un volto. Un nome non è un viso. Un viso è qualcosa che può essere detto in tanti modi ma che esisterebbe lo stesso.

Le dimensioni aumentano, lo spazio si dilata e tutto si traduce in qualcosa di talmente sottile che quasi rischia di scomparire. Le persone diventano esseri senzienti al pari di cose che di soli sensi vivono. Ma a noi serve altro. Serve sapere che per quanto grande possa essere l’ambiente in cui viviamo riusciremo a considerarci vicini e rendere lo sguardo strumento di conoscenza reciproca, per sentirsi parte di qualcosa d’inaspettato. Parte di una sorpresa.

E le sorprese accadono. Anche se non spesso.  Oggi ne ho avuta una: The Bird Calls.

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Bosque Brown – Us

Peppe Trotta per TRISTE©

Anche per questo anno la scuola è finita. Evviva! No, non sono un insegnante e sono abbastanza grande per non doverci più andare da studente. L’entusiasmo nasce dal non dover più accompagnare mio figlio la mattina e quindi poter cominciare le giornate con maggiore calma. Sembra una sciocchezza, ma vi garantisco che almeno in parte sono questi piccoli dettagli che ti aiutano ad affrontare gli impegni con maggiore serenità.

A volte però quel che bisogna affrontare e provare a superare è qualcosa di molto di più di un piccolo dettaglio. Ne sa sicuramente qualcosa Mara Lee Miller, che torna a pubblicare musica dopo quasi sei anni.

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Olivia Chaney – The Longest River

Francesco Amoroso per TRISTE©

Anni fa, credo fosse il 1986, ascoltai una canzone che si chiamava Weak In The Presence Of Beauty. La cantava un gruppo semisconosciuto, i Floy Joy, e non ebbe grande fama (l’anno dopo la rifece Alison Moyet, ex Yazoo, e fu un successo planetario).

Eppure quel titolo, che fosse inteso in senso ironico o meno, ha continuato a tornarmi in mente regolarmente, che fosse per l’incontro con una ragazza, per la scoperta di un’opera d’arte, per una vista mozzafiato o per l’ascolto di una canzone.

Sì, divento davvero debole in presenza della Bellezza. In sua presenza non so cosa fare, come comportarmi, cosa dire. Mi succede forse più raramente di una volta (evidentemente il cinismo portato dall’età è una buona corazza anche contro la Bellezza) ma continua (fortunatamente) a succedere.

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Shana Cleveland & The Sandcastles – Oh Man, Cover The Ground

Peppe Trotta per TRISTE©

Giorni lenti e poco produttivi si alternano a giorni densi, pieni di cose da fare, che non lasciano il tempo necessario a poterci dedicare a tutto ciò che ci piace, che vorremmo fare.

Sarebbe bello riuscire a distribuire in modo omogeneo gli impegni, ma un po’ perché la vita è un costante imprevisto, un po’ perché la nostra è la generazione del last minute, questa possibilità sembra destinata a rimanere pura utopia. Ci tocca quindi accettare lo stato delle cose, che tra l’altro non sempre è negativo.

Perché vi racconto questo per parlarvi di Oh Man, Cover The Ground? Per  voi rimarrà un mistero, ma abbiate fiducia, un nesso esiste.

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A Grave With No Name – Feathers Wet, Under The Moon

Peppe Trotta per TRISTE©

Un’uggiosa domenica di Maggio. Aspetti il giorno in cui potrai godere di tutto il tuo tempo,  della luce del sole, del tepore della stagione primaverile e ti ritrovi dietro i vetri ad osservare un’incessante pioggia nella penombra del cielo gonfio di nuvole.

La musica come sempre viene in soccorso anche se (parafrasando Mr. Johnson) non può salvarti da un’imprevista giornata grigia. AGraveWithNoName_FeathersWet Continua a leggere