Cocteau Twins – Treasure

cocteautwins_treasureFrancesco Amoroso per TRISTE©

Quando ho ascoltato per la prima volta la voce dell’Angelo?

Come tutte le domande che riguardano gli angeli, plausibilmente anche questa è piuttosto oziosa. E, di certo, benché mi ostini a scavare nella memoria, non riuscirò a dare una risposta definitiva e certa.

Ma, del resto, in fondo, cosa importa?

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Animals That Swim – Workshy

animalsthatswim_workshyFrancesco Amoroso per TRISTE©

Gli anni 90 sono stati, per noi appassionati di musica “indipendente”, l’inizio di un’epoca d’oro.

Se nel decennio precedente informarsi sulla scena d’oltreoceano e d’oltremanica e, successivamente, acquistare i dischi che attiravano la nostra curiosità era spesso un’impresa che, in alcune circostanze, poteva durare molti mesi, grazie al successo planetario di band provenienti dal sottobosco indipendente, quali Nirvana, R.E.M. e Sonic Youth negli States, Oasis e Suede in Inghilterra, la cosiddetta scena indie (quale poi sarà mai ce lo siamo sempre chiesto tutti) vide un boom e una diffusione capillare.

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Prefab Sprout – Steve McQueen

prefabsprout_stevemcqueenFrancesco Amoroso per TRISTE©

Credo di avervi già tediato fin troppo con i racconti strappalacrime su come fosse difficile, nella provincia degli anni ottanta, ascoltare e scoprire musica pop nuova e di valore.

L’unica possibilità per me allora era costituita da Rai Stereonotte, trasmissione notturna della Rai che, passata la mezzanotte, si affrancava dalle playlist imposte (a quanto ho poi capito, dopo la mezzanotte e fino alle 6,30, non si pagava più la SIAE, con il conseguente mancato interesse da parte delle etichette discografiche major di monopolizzare l’etere) trasmettendo solo musica di qualità con conduttori preparatissimi e appassionati.

Fu però anche grazie a una rivista mainstream e patinata che riuscii a scovare tante band che mi avrebbero poi fatto compagnia per lungo tempo a venire. Si chiamava “Rockstar” e ci scrivevano alcuni maestri della critica musicale italiana (anche conduttori di Rai Stereonotte, non per caso).

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Arab Strap – Philophobia

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La Philofobia (dal greco “φιλος”, amore, e “φοβία”, fobia) è definita come la paura persistente, ingiustificata e anormale di innamorarsi o di amare una persona.

Nel maggio del 1998 il duo scozzese Arab Strap, Aidan Moffat ai testi e alla voce e Malcolm Middleton alle musiche, diede alle stampe il proprio secondo album, appunto intitolato Philophobia.

All’epoca mi sembrò fosse una coincidenza davvero bizzarra, vista la piega che la mia vita sentimentale stava prendendo. Tuttavia, analizzando le cose a freddo, mi rendo conto che la maggior parte degli ascoltatori avrà pensato lo stesso, visto che l’album è uno straordinario trattato crudo, e allo stesso tempo poetico, sull’amore in tutte le sue sfaccettature e latitudini.

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Teenage Fanclub – Grand Prix

TeenageFanclub_GranPrixFrancesco Amoroso per TRISTE©

La prima volta che ho sentito parlare di Teenage Fanclub è stato nell’autunno del 1990. La radio “libera” dove trasmettevo la prima “incarnazione” de “L’Attimo Fuggente” aveva organizzato una classifica alternativa che andava in onda ogni domenica, condotta da tutti gli speaker dell’emittente (la parola Dj mi ha sempre inquietato, soprattutto dopo “Panic” degli Smiths).

Così, tra una chiacchiera, una telefonata degli ascoltatori, e un risultato di calcio, il nostro pomeriggio passava in allegria e, naturalmente, fioccavano i consigli musicali.
Tutti noi facevamo a gara a scovare nuovi grandi “talenti” da esibire come trofeo.

In quei giorni di settembre, impazzivamo per il nuovo singolo dei Nirvana, Sliver, la svolta “melodica” del giovane trio di Seattle. Ci sembrava di gran lunga il brano più emozionante del momento.

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