Viviamo in una mondo distratto e veloce, in cui fermarsi anche per un solo istante e immedesimarsi in chi ci sta vicino, non è cosa semplice.
Stiamo forse perdendo l’innata capacità di essere empatici?
Viviamo in una mondo distratto e veloce, in cui fermarsi anche per un solo istante e immedesimarsi in chi ci sta vicino, non è cosa semplice.
Stiamo forse perdendo l’innata capacità di essere empatici?
Non sono mai stato tanto felice come oggi.
Hugh Hefner
Scivoliamo al Paschall Bar di Denton, Texas, tra un cocktail alla moda e una scollatura sexy lasciando che i nostri occhi si riempiano di buon umore, affondiamo i talloni nella moquette e chiediamo ancora da bere, possiamo solo divertirci.
Siamo al Playboy After Dark o meglio siamo nel video di When the Time Comes di Eric Brandon Pulido che rimette in scena la mitica trasmissione di Hugh Hefner andata in onda alla fine degli anni sessanta.
Nel video, il finto Hefner chiede a Eric perché ha scelto di chiamarsi E.B. The Younger e lui risponde che, dopo le iniziali, “The Younger” è solo un modo antiquato per essere identificato come il più giovane in famiglia, suggerendo allo stesso tempo che qualcosa di più grande è venuto prima.

Francesco Amoroso per TRISTE©
È difficile crescere in una cittadina di provincia: la mentalità ristretta, l’impossibilità di essere solo uno dei tanti, di nascondersi tra la folla, la mancanza spesso totale di stimoli culturali e artistici.
Eppure la noiosa e ripetitiva vita di provincia offre anche piccoli vantaggi che, spesso, emergono solo in retrospettiva, quando si è ormai abbracciata la vita alienante della metropoli.
Uno dei grandi pregi della provincia è che ti porta ad avere una voglia quasi irragionevole di scappare, di allontanarti, di spiccare il volo, prima o poi.
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La scoperta di un nuovo posto dove poter condividere e ascoltare musica dal vivo è sempre un’ottima notizia: in un martedì di fine marzo ci avventuriamo per la prima volta all’interno dello Spazio Diamante, piccolo ma accogliente teatro ai più sconosciuto sulla Via Prenestina, in quella Roma Est fulcro della scena romana più o meno indipendente.
Situazione assolutamente promossa, per accoglienza, suono e intimità.
Hai presente quando torni a casa dopo il lavoro, dall’università o dopo la spesa e metti su le zucchine a trifolare, per correre in doccia e poterti finalmente stendere sul divano, inerme, mandando in play un disco?
Ecco, questo è quello che ho fatto io quando ho scoperto che era uscito l’ultimo di Solange, ingannata anche dal titolo: il mio cervello non si è messo in stand-by, né tanto meno il mio corpo, ma anzi, hanno avuto un guizzo vitale incredibile, e a tratti mi sono sorpresa a ballare sulle zucchine sfrigolanti.