Kevin Morby – Oh My God

Alberta Aureli per TRISTE©

C’è qualcosa nella primavera, quando la primavera è già iniziata, quando non è più Marzo e Aprile sta finendo, c’è qualcosa che somiglia ad un’opportunità mancata, ad un’aspettativa delusa.

Era primavera di più quando l’aspettavamo solamente, quando le prime foglie verdi hanno iniziato a spuntare nei vasi dei nostri giardini, non c’è già più l’adrenalina delle prime sedie al sole, nei bar di Roma dove ogni stagione arriva in anticipo.

Ci sono invece più sguardi confusi che altro, menti vaganti in corpi fermi, al semaforo, sotto un platano alto, nelle vie del centro, era più primavera due settimane fa (lo diceva qualcuno proprio ieri). E c’è qualcosa che non torna anche nella luce gialla della sera che se ne va piano, troppo piano, trasformandosi in un’attesa ulteriore, nell’attesa che le stelle si accendano e i desideri tornino desiderabili, magari.

C’è più tempo, anche se il tempo se ne è già andato, e allora forse la notte breve non ci viene in aiuto.

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Steve Gunn – The Unseen in Between


Alberta Aureli per TRISTE©

I don’t like to put myself on this pedestal or anything like that.

C’è una foto piccola di Lansdowne, Pennsylvania dove Steve Gunn è nato.

Al centro della foto un fiumiciattolo circondato da Salici e Pioppi, fronde gialle colorate d’autunno. In fondo, a sinistra, il greto e i tralicci bassi.

Puoi immaginare a piacere la strada vicina e un ragazzo in bicicletta, stivali di gomma alta, un pub mezzo vuoto o un racconto di Carver intero.

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Illuminati Hotties – Kiss Yr Frenemies

Giacomo Mazzilli per TRISTE©.

Vieri, spesso, mi prende in giro dicendo che mi sono fermato al 2005. Ed anche se a volte cerco di sorprenderlo con Kali Uchis, Maria Antonietta e tanti altri, devo ammettere che, spesso, ha ragione.

Ma non mi sono fermato al 2005, bensì al 2007, anche se nella mia collezione di vinili ci sono Illinois, Silent Alarm, I’m Wide Awake It’s Morning ed Alligator, a confermare la sua accusa piuttosto che la mia incolpevolezza. Continua a leggere

Dream Wife – Dream Wife

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

Ho davanti a me una donna sulla cinquantina. Capelli ricci, taglio corto. Una di quelle Parigine che non riescono ad aprire la bocca per parlare. Una di quelle persone a cui bisogna estirpare i suoni dalle corde vocali. Mi accorgo di essere italiano per la vita.

Mentre mi descrive le necessità della sua passione – credo sia la decorazione d’interni, penso ad un pomeriggio di inizio maggio. Avevo la tuta dell’adidas bicolore, una passione per Laura e uno scooter da guidare. Insomma, le necessità di un adolescente completamente osservate. Soplanala. Continua a leggere

Kevin Morby – City Music

Peppe Trotta per TRISTE©

Sono giorni che scorrono troppo in fretta, tra mille impegni da assolvere e tutta una serie di imprevisti da dribblare.

Ritmo teso e brioso che stride in maniera netta con la lentezza associata alla stagione in corso. Eppure tocca resistere e approfittare dell’energia solare per riuscire ad arrivare in fondo e potersi finalmente abbandonare ad un po’ di sana, rinfrancante indolenza alternata a momenti di esplosiva e leggera vitalità.

Una miscela che ritrovo più che mai nella voce di Kevin Morby alle prese con le canzoni di City Music. Continua a leggere

Ainsley Farrell – Dark Hours

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Che le ore più buie siano quelle prima dell’alba si ripete ormai da secoli.

Il primo a lasciarne traccia sembrerebbe sia stato, nel 1650, il teologo e storico inglese Thomas Fuller, che scriveva “It is always darkest just before the Day dawneth”.

Di più recente scoperta è, invece, il fatto che proprio prima della sveglia possano verificarsi i sogni più strani e reali. Talmenti vividi da essere, a tutti gli effetti, considerati allucinazioni.

A fare una summa di tutto questo ci ha pensato Ainsley Farrell.

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The Molochs – America’s Velvet Glory

themolochs_americasvelvetgloryAlbert Brändli per TRISTE©

Se c’è un luogo sulla terra che sembra brulichi di artisti (più o meno famosi), quello è lo stato della California.

Famosa per i racconti di Kerouac, Gingsberg, la beat-generation, e ancora per la Summer of Love, sembra essere il luogo dove gran parte di ciò di cui godiamo oggi (anche in fatto di musica) abbia avuto inizio. Una sorta di “brodo primordiale”.

Ed è proprio lì, in California, che Lucas Fitzsimons, Cameron Gartung e Ryan Foster hanno la loro base. Tra le palme e la route 66 nascono i Molochs.

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