Girlpool – Powerplant

Giacomo Mazzilli per TRISTE©

Chissà se mai Wayne Coyne si ricorderà della serata in cui mi salvò la vita.

A Milano all’Alcatraz, uno dei concerti più belli che abbia mai visto: un elogio alla follia ed alla felicità, a concentrarsi a fondo sul non prendersi seriamente, ad aprire le braccia alla vita, alla follia, alla spontaneità senza limiti. A riconoscere l’amore: Do You Realize? Continua a leggere

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La Sera – Music for Listening to Music to

Sto per dire una serie di parole che molta gente troverà offensive, le nasconderò quindi dietro ad alcuni asterischi per evitare reazioni troppo sanguinose.

Ci sono band che mi hanno segnato più di altre, band che ***** a prescindere dall’accettazione o meno dell’************ indie globalizzata contemporanea: le Vivian Girls sono una di queste.

Ricordo bene quando le scoprii grazie ai consigli di ***** ********, un neuro scienziato che ha trovato il modo di allungare la durata delle giornate a 79 ore e passa le 71 di tempo libero giornaliero a recensire album e a garantire che ci sia un bastian contrario nel mondo della critica musicale mondiale (eh si è molto conosciuto).

Mi fa piacere riconoscergli che è grazie a lui che ho scoperto band meravigliose: Soft Machine, Slint, Neutral Milk Hotel, Don Caballero e Magnetic Fields (DEVO comprare 69 love songs). Le Vivian Girls, appunto, che vidi dal vivo il giorno in cui mi innamorai di Katy Goodman e rimasi deluso della mancanza di Moped Girls dalla setlist.

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Girlpool – Before The World Was Big

Ho appena messo la sveglia alle 6. Domani mattina, uscirò per la prima volta in barca, andiamo a pescare i pesci di roccia. Quelli che si usano per cucinare la zuppa di pesce, quella insaporita dal pomodoro e dallo zafferano, così come la rouille che si spalma sopra i crostini, quelli che vengono serviti ancora caldi, per fare sprigionare il sapore della salsa e dell’aglio.

7 meno un quarto, l’ora in cui ti sembra di rientrare indietro nel tempo, la città senza macchine, prima che il mondo fosse grande. Chissà perché ho pescato le Girlpool questa volta, sarà perché con un nome del genere, mi ispiravano allegria, spensieratezza, mammelle grosse. Ahahahahah (questa mi sa che la censuro).

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Alvvays – Alvvays

Luglio col bene che ti voglio, da quando vivo a Londra tanto bene non ti voglio più. Già perché adesso voglio sposare Archie pure io. Ah-Ah. Non posso nemmeno giustificarla con il caldo, la cotta che mi sono preso per una meravigliosa band Canadese: gli Alvvays.

Tutto merito di Archie, a cui è intitolata la splendida Archie Marry Me (prometto che dopo averlo nominato tre volte in 4 righe, non lo nominerò mai più o lo chiamerò più semplicemente l’Innominabile). Scherzi a parte, si tratta di un pezzo veramente bello che rispecchia piuttosto fedelmente il modo di fare musica del quintetto di Toronto.

Un surf rock perfetto per l’estate, quella che voi state vivendo e quella che io sto immaginando, mentre sto seduto su questa scrivania bianca di fattura svedese e guardo l’orizzonte lontano dove un cielo scuro incombe in lontananza. 18 gradi o giù di lì, la temperatura perfetta per lavorare.

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DYGL – 2013

Perso nel dedalo di sentieri musicali chiamato SoundCloud, mi fermo a prendere fiato e scopro i DYGL. Una band che già dal nome della miglior canzone (Nashville) fra le poche  presenti sul loro canale, riesce a scombinare le idee: si tratta di una band Giapponese il cui suono non potrebbe essere più lontano dal country/songwriting che si riconduce alla città del Tennessee.

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