Francesco Amoroso per TRISTE©
Quando eravamo bambini non ci accorgevamo nemmeno del diverso, a meno che qualcuno non ce lo facesse notare. Da preadolescenti, invece, cominciavamo ad avere paura di essere noi i diversi e tentavamo di uniformarci il più possibile al gregge: ci vestivamo tutti allo stesso modo, ascoltavamo la stessa musica, guardavamo gli stessi programmi alla tv.
Poi arrivava l’adolescenza e, per qualcuno, la voglia di trasgredire, di essere unico, di non essere solo un numero in una massa informe di standardizzati ragazzi brufolosi che cominciano ad avere la necessità di una doccia almeno quotidiana.
Durante i miei primi anni di liceo, passati in una provincia conformista e vagamente bigotta (almeno in superficie), questa spinta verso la ribellione (esclusivamente, per me, culturale ed estetica) è stata lungamente combattuta dalla forza uguale e contraria di mostrarmi un bravo ragazzo, uno di quelli che le mamme delle mie “spasimate” potessero apprezzare sin dalla prima occhiata.
Almeno finché non ho incontrato, per interposta persona, Laura.
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