Olof Dreijer e Karin Dreijer Andersson sono tornati.Chi sono? Due svedesi. Fratello e sorella.
Eccovi Shaking the Habitual, eccovi ancora i The Knife.
Olof Dreijer e Karin Dreijer Andersson sono tornati.Chi sono? Due svedesi. Fratello e sorella.
Eccovi Shaking the Habitual, eccovi ancora i The Knife.
A volte, a certe uscite discografiche vengono un pò tarpate le ali dalla scarsa considerazione delle condizioni climatiche. Però, a volte, certi dischi sono in grado, con la loro forza, di superare questa difficoltà.
Muchacho, sesta fatica in studio per il cantautore Matthew Houck e il progetto Phosphorescent, è un disco autunnale. Ma con l’improvviso abbassamento di temperature (e la pioggia) di questi giorni, siamo nel mood giusto per immergerci nelle sue atmosfere.
Ho appena scoperto nuove fantomatiche malattie che potrei associare a degli attuali sintomi e dire di accusare nei prossimi mesi. Ma è così, la primavera, il cambio di stagione, la mia ipocondria. Che volete farci!
Ad evitare che mi butti completamente giù arriva provvidenziale la terza fatica di una delle band che più ho apprezzato negli ultimi anni: The Leisure Society, con il loro Alone Aboard the Ark.
Oggi è un grande giorno. Non lo direi mai di un lunedì mattina, ma dato che stasera preparerò le melanzane alla parmigiana e che probabilmente uscirà il nuovo video dei Daft Punk, sono proprio contento.
Ma non è finita qui, sto ascoltando Mosquito degli Yeah Yeah Yeahs e non mi rendo conto che il sole che ieri illuminava la terra di Albione è scomparso: tutto merito del quarto lavoro della band Newyorkese.
Ascoltare l’album di James Blake regala lo stesso effetto di indossare delle Hogan autentiche: leggerezza, qualità, ma soprattutto essere 5cm sopra l’asfalto. Il tutto senza dover finire su scarpedemerda!!
Scherzi a parte, James Blake rappresenta il capostipite dell’avanguardia soul/dubstep che sta riscuotendo molto successo negli ultimi anni. Ne sono esempio non solo gli artisti che chiaramente si ispirano al Londinese (alcuni recensiti anche da noi: Halls e Vondelpark su tutti), ma soprattutto il fatto che si riesca a riconoscere il suono à la Blake in moltissime produzioni recenti.