Credo che su queste stesse pagine (si chiamano così?) parlai del fatto che la mia canzone preferita degli Ought sia, di base, una canzone molto bella dei Talking Heads, ma proiettata dieci anni avanti.
E questo è un merito, chiaramente.
Credo che su queste stesse pagine (si chiamano così?) parlai del fatto che la mia canzone preferita degli Ought sia, di base, una canzone molto bella dei Talking Heads, ma proiettata dieci anni avanti.
E questo è un merito, chiaramente.
Nella quotidiana lotta per sopravvivere alla marea montante di informazioni e stimoli che arrivano senza soluzione di continuità, è inevitabile che qualcosa (molto, in realtà) vada irrimediabilmente perso.
In ambito musicale, per quanto mi riguarda, il rischio è ancora maggiore: tra le varie piattaforme di streaming e l’opportunità di ascoltare, spesso con grande anticipo, tutte le uscite di interesse, finisco spesso per essere disattento e superficiale nei miei ascolti.
Per fortuna, qualche volta, grazie a quell’infernale meccanismo dello shuffle (o dell’ascolto random, che dir si voglia) riesco a recuperare qualcosa.
Ci sono giorni in cui la vita sembra davvero difficile. Anzi ci sono giorni in cui la vita sembra davvero più difficile del solito.
Piccoli problemi familiari, sconfitte sportive, l’ennesima conferma della caducità e dell’insensatezza della vita, le elezioni politiche. La pioggia.
A volte sogno ad occhi aperti di avere una macchina del tempo che mi riporti indietro in un’epoca più facile, meno caotica e incomprensibile, un’epoca nella quale regni l’ottimismo, la possibilità e la voglia di guardare al futuro senza paura. Purtroppo le macchine del tempo, tanto presenti nella letteratura fantastica (e in quella per ragazzi e bambini) a quanto pare stentano ancora a prendere piede.
Foto di paesaggi urbani innevati, sorrisi e lamentele per condizioni climatiche a cui non si è abituati.
C’è un generale straniamento nell’etere (virtuale) che rimbalza da giorni investendo chiunque non rimanga rinchiuso nel proprio guscio, un senso di scollamento che personalmente provo soltanto perché qui dove vivo io, distante ma non troppo, si comincia invece a percepire già qualche sentore della primavera in arrivo, che puntualmente smusserà le rigidità invernali con l’usuale dolcezza che ne segna lo sbocciare.
Una transizione morbida che trova profonda assonanza nelle atmosfere del nuovo lavoro di S. Carey.
Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©
Sono cresciuto ed ho sempre abitato in case con un giardino ben tenuto.
Solo col senno di poi, abitando ora in un appartamento di città, posso apprezzare la bellezza e la sensazione di pace che piante e fiori (e una buona dose di ordine) possono trasmettere. E ancora di più: è proprio il prendersi cura del giardino ad essere un esercizio estremamente salutare per mente e fisico.
Certo, come dimostra mia nonna, potrei ritagliare un po’ di verde e di pace anche in appartamento. Purtroppo la mia ragazza ha la portentosa capacità di uccidere col solo sguardo anche la più resistente delle piante grasse.