The Weather Station – Loyalty

Peppe Trotta per TRISTE©

Un buon progetto di architettura parte sempre da un efficace schizzo iniziale. È la sintesi dell’idea da sviluppare che deve contenere tutti gli elementi fondamentali che poi confluiranno e si concretizzeranno nella costruzione.

Non sempre ad un buono schizzo segue un edificio riuscito, ma sicuramente senza questa premessa difficilmente si giunge ad un risultato interessante.

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Mikal Cronin – MC III

Tarik è un pittore marocchino di Marrakech. Fa quadri coloratissimi che la mia ragazza adora ma che a me non piacciono per niente. Per carità, si vede benissimo che “ha la mano”, il tocco dolce. Le sue capacità di ritrarre fedelmente la realtà sono apprezzabili, un po’ meno i suoi commenti su Facebook in cui si lascia andare in elucubrazioni mentali fini a se stesse, senza capo ne coda.

Il punto è che avere le fondamenta, i mezzi, le qualità tecniche per poter realizzare qualcosa non ci rende automaticamente artisti. Così come scrivere su pitchfork non rende automaticamente autorevoli. Giusto?

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Joanna Gruesome – Peanut Butter

Ci sono cose che alterano inevitabilmente il mio umore. Tipo l’Acea che non si accorge per due anni che mi ha cambiato il contatore e continua a mandarmi bollette riferite al vecchio (per i fan delle mie peripezie con l’Acea: magicamente tutto si è risolto). Tipo l’incapacità di fare uno scheduling preciso delle corse da parte dell’Atac.

Tutto questo (e molto altro) genera in me due sentimenti opposti: da un lato vorrei riuscire ad incazzarmi sul serio, dall’altro vorrei essere come il mio amico Giacomino che riesce a farsi scivolare addosso le cose e vivere sereno.

Ovviamente non sono in grado di mettere in pratica nessuna delle due alternative. Riesco solo a far aumentare la gastrite.

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Jackson Scott – Sunshine Redux

Aprile dolce dormire. Così dice l’adagio popolare. Non tanto per Aprile (visto che ormai è Maggio) quanto per il cambio di stagione, che se da un lato risveglia la natura (e il mio reflusso), dall’altro di primo impatto rintrona ed assopisce la gente.

In questo torpore psichedelico, forse la cosa migliore sarebbe andare a raccogliere gli asparigi e fare una buona frittata. In alternativa, trovatevi un disco adeguato da ascoltare.

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East India Youth – Culture of Volume

Si dice che il talento sia una dote naturale, difficile da riconoscere. Per quel che mi riguarda, conosco un solo modo per riconoscerlo, osservandolo dal vivo.

Lo dico pensando al Field Day 2012, quello in cui un’artista di primo pelo venne messo in una delle prime slot delle 12 salvo poi essere richiamato in fretta a furia per una seconda chance alle 16 in un palco più grande. Merito della performance incredibile regalata qualche ora prima.

Oggi, mentre combatto la mia dipendenza dal tè verde – sto sorseggiando la terza tazza della mattinata – vorrei spendere due parole a proposito di East India Youth, uno dei miei artisti contemporanei preferiti che è appena giunto al favoloso traguardo del secondo disco. Dico favoloso perché di questi tempi riuscire a dare un seguito a un buon esordio è privilegio di pochi.

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