Bad Sav – Bad Sav

Bad Sav

Francesco Amoroso per TRISTE©

Per quanto una persona non madrelingua possa essere ferrata con l’inglese, ci saranno inevitabilmente molte parole, sfumature, significati reconditi, che gli rimarranno oscuri e incomprensibili.

Il fatto che una parte del significato di quanto fruisco quotidianamente sia lost in translation è una realtà scomoda e fastidiosa della quale, ascoltando per lo più musica cantata in inglese (o in americano, australiano o neozelandese, per quanto come direbbe la Regina: “There is no such thing as ‘American English’. There is English. And there are mistakes.”), mi sono da tempo fatto una ragione.

Continua a leggere

Annunci

Rolling Blackouts Coastal Fever – Hope Downs

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quando arriva l’estate sento (sentiamo tutti?) il bisogno di scrollarmi di dosso un po’ di quella cappa di malinconia e ombra che il lungo inverno ha steso su di me (con inevitabili strascichi anche nella primavera).

Con gli abiti pesanti provo a mettere in soffitta anche, almeno in parte, l’attitudine negativa e tento (non sempre con successo) di farmi influenzare dal sole e dalla luce che ci accompagna fino a sera inoltrata.

Inevitabilmente tale atteggiamento (o, meglio, tale tentativo, spesso destinato a fallire miseramente) si riflette anche sulle mie scelte musicali: così, se l’inverno è fatto per atmosfere più meditative e introspettive, mi piacerebbe tanto, almeno d’estate, godermi un po’ di sano indie chitarristico, di quelli che, per una volta nella vita, ti spingono a canticchiare e a battere il tempo.

Continua a leggere

Fairy Godmother – Attic Space


Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Pensavate che fosse arrivata la Primavera?

E invece no. Un’altra ondata di basse temperature è arrivata dal nord e dovremo rimandare le scampagnate ancora per qualche tempo. Io, per esempio, lo scorso week-end ero a Brussels e le massime raggiungevano la temperatura di -1. Un’ottima scelta prenotare con 2 mesi di anticipo.

Ma se il clima invita a stare ancora al caldo tra quattro mura, la cosa migliore è ascoltare un po’ di musica.

Continua a leggere

Black Tail – One Day We Drove Out Of Town

Francesco Giordani per TRISTE©

Ho un vecchio sogno nel cassetto. Quello di dedicare una parte della mia vita, prima o poi, alla messa a punto (e alla successiva esecuzione) di “collaudi” discografici.

Che so: fare il bagno di notte in una piscina, dimenticandomi una camicia, come in Nightswimming. Leggere Wilde assieme ad una fidanzata in un cimitero come in Cemetery Gates. Unirmi ai latitanti in fuga di Band on The Run.

Cose del genere.

Continua a leggere

Pavement – Slanted And Enchanted

Francesco Amoroso per TRISTE©

A vent’anni (o poco più), per quanto tu possa avere un animo sensibile e amare la poesia, i tramonti, i fiori e l’amore, ci sono alcuni momenti nei quali è necessaria una sferzata di adrenalina, una botta di eccitazione pura, un intervallo, almeno uno, durante il quale dare libero sfogo alla corporeità e urlare a squarciagola.

Nel 1991 una band nata da una costola dei grandi Dinosaur Jr., i Sebadoh di Lou Barlow, cantava “Just Gimme Indie Rock“.

Ecco: allora, a vent’anni, ogni tanto c’era davvero voglia di dire “datemi solo un po’ di indie rock” (anche perché allora la parola indie non era ancora un termine dispregiativo o omnicomprensivo).

Continua a leggere

White – One Night Stand Forever

Francesco Giordani per TRISTE©

Un disco come One Night Stand Forever mi rincuora non poco. Anzi: mi conforta.

Perché mai? Perchè nel suo molto piccolo esso dimostra, almeno a me (che da giorni lo sento e risento, a intervalli più o meno regolari), perché dimostra, dicevo, che in fondo non ho sognato tutto.

Aggiungerei pure: fosse uscito dieci anni fa, (nel 2007, poniamo) questo One Night Stand Forever, tutti o quasi, con ogni probabilità, saremmo stati costretti a parlarne. Essendo uscito invece oggi, nel 2017, si stenta quasi (con un certo personale sgomento) a trovarne in giro anche la più scarna recensione, che non sia peraltro un taglia e cuci dello stesso comunicato stampa.

Continua a leggere

Twin River – Passing Shade

TwinRiver_PassingShadeSara Timpanaro per TRISTE©

Ricordo che da bambina, quando giocavo da sola, a volte mi ritrovavo a rincorrere la mia ombra. Mi divertivo un casino a girare come una trottola sotto il sole caldo della mia isola, credevo fosse magico vedere quella parte di me che non avrei preso mai  e che paradossalmente ero io stessa a proiettare.

Si, ho iniziato presto a farmi le pippe mentali: questo ricordo mi ha aiutata a ricostruire la faccenda. Ed era inevitabile per me riportarlo alla memoria
non appena ho letto il titolo del secondo album dei Twin River: Passing Shade.

Continua a leggere