Nick Drake – Heaven In A Wild Flower

Francesco Amoroso per TRISTE©

Credo fosse un pomeriggio di sabato, nell’inverno del 1976.

Mio padre, come abitudine, dopo un riposo postprandiale, si era svegliato e sorbiva nel letto il suo caffè. Faceva freddo. Mi infilai veloce sotto le coperte, dopo essermi, naturalmente, tolto le scarpe. Accendemmo il piccolo televisore grigio, l’unico che c’era in casa (in rigoroso bianco e nero), appoggiato allo sgabello a fianco del lettone. Appena l’apparecchio si fu scaldato, apparve l’immagine di Cino Tortorella (non più nei panni del Mago Zurlì) e cominciammo a guardare lo Zecchino d’Oro.

Sarà stata la persiana abbassata, la sola luce fioca proveniente dal televisore, il tepore del letto e la totale mancanza di un motivetto che potesse essere ricordato, ma ben presto fui preso dal torpore e credo che finii per addormentarmi nel lettone dei miei genitori.

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Housemartins – London 0 Hull 4

Francesco Amoroso per TRISTE©

L’estate del 1986 fu (con buona probabilità per ragioni anagrafiche, prima che per qualsiasi altro motivo) un’estate indimenticabile.

Quell’anno, tra l’altro, il 16 di Giugno, uscì The Queen Is Dead degli Smiths, che divenne immediatamente la colonna sonora delle mie lunghissime vacanze fatte di mare, amici, e soprattutto tanta leggerezza (visione, questa, del tutto a posteriori: avessi dovuto parlarne allora, avrei detto che era un momento pieno di problemi, delusioni e spleen adolescenziale).

Il ritorno a casa, alla routine, fu, così, ancora più difficile e l’arrivo delle nuvole e del freddo, contribuì in maniera rilevante a peggiorare il mio umore.

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Ghost Music – I Was Hoping You Pass By Here

Francesco Amoroso per TRISTE©

Quante sono le cose che ci lasciamo indietro? Che dimentichiamo? Che non portiamo a compimento?

Nell’arco della nostra vita quanti sono i progetti che intraprendiamo con entusiasmo e che, poi, per mancanza di interesse o di tempo, per motivi contingenti o specifici, non saranno mai conclusi?

Personalmente ne potrei elencare decine, centinaia, forse.

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Francesco Amoroso racconta il (suo) 2017

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni anno, appena inizia Dicembre (a volte addirittura alla fine di novembre) comincio a sentire una certa ansia e inquietudine, nell’attesa che mi arrivi la fatidica domanda: “Mi mandi la tua classifica degli album”?

Fino a qualche anno fa (un decennio?) stilare una classifica di fine anno dei dischi più amati, era un’attività divertente e appagante. Era piacevole confrontare le mie preferenze con quelle degli amici e delle riviste musicali.

Da molto tempo, però, non è più così: da un lato oramai ascolto solo ciò che mi interessa, spesso “bucando” clamorosamente i dischi del momento o le uscite più innovative e influenti, dall’altro il mondo musicale si è così ampliato e parcellizzato che redigere una lista di album di genere diverso e di attitudini sonore lontanissime ha sempre meno senso.

Ciò non toglie che, anche quest’anno, mi accinga a fare il mio “dovere”. Se una o due persone scopriranno, grazie a queste mie parole, un nuovo album o un nuovo artista, allora saprò che non sono parole spese inutilmente.

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Morrissey – Viva Hate

Francesco Amoroso per TRISTE©

Non lo dimenticherò facilmente.

Era una notte di inizio settembre del 1987. Di lì a qualche giorno avrei cominciato il mio ultimo anno di scuole superiori. Nel mio letto, appena tornato a casa dalle lunghe vacanze estive, mi accingevo a godermi qualche ora di RAI Stereonotte.

L’ascolto notturno, al buio, del mio programma radiofonico preferito era un rito che andava avanti da un paio di anni, e, quella sera, ero particolarmente emozionato: ero certo che qualcuno degli straordinari speaker che si succedevano nell’arco della nottata, avrebbe mandato un brano dal nuovo album degli Smiths, Strangeways, Here We Come, vista la sua imminente uscita.

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