New Pope – Youth EP

Marica Notte per TRISTE©

Se solo sapessi dipingere, ora dipingerei un quadro. O meglio cercherei di rappresentare ciò che vedo in questo istante per sottrarlo al tempo, cercando di mantenere il più possibile la conformità con il paesaggio che mi circonda. Cercherei di mantenere la conformità tra l’esterno e l’interno senza modificare troppo la realtà, perché potrebbe essere uno sbaglio.

A volte (e oggi è una di quelle) la luce è perfetta. Entra con raggi sottili su pareti, legno, cose e volti. Tra le pieghe né troppo strette né troppo larghe della tenda, la luce non ha colori, la luce non è nelle cose, la luce è nomi di cose da noi percepite. Il Sole è fermo (e questo è assodato) e le nuvole spostandosi un po’ di qua e un po’ di là creano passaggi d’ombra sui sottili fili d’erba che restano lì con naturalezza.

Se solo sapessi dipingere io oggi dipingerei un quadro.

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Eva Foote – Sparrow & Stone

Marica Notte per TRISTE©

Dietro le quinte di una piccola e modesta recensione musicale i giudizi (attori della mia mente) cercano di memorizzare quello che avranno da dire, cercano di perdersi il meno possibile in bizzarre distrazioni.

Il più delle volte mi chiedo: ora cosa dirò? È difficile fare del linguaggio uno strumento reale di comunicazione. Usare lettere, sostantivi, aggettivi.

E alcune volte credo di sapere anche il motivo di tale preoccupazione (non solo “artistica”).

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Leon Bridges – Coming Home

Marica Notte per TRISTE©

La filosofia, forse più dell’indie, è morta (e per questo, almeno dal mio punto di vista, non bisogna essere felici. Nessun motto del tipo “la filosofia è morta evviva la filosofia”. Per parafrasarne qualcuno). Forse non per tutti, perché c’è ancora qualcuno che, in apparenza, sembra apprezzarla. Questo lo si può notare in qualche straduzza romana dove libri di Nietzsche e Pasolini sono nelle mani di giovani hipster (anche se sarebbe interessante far notar loro la mancata comprensione dei pensieri pasoliniani, perché i barboni, cioè soggetti con barba lunga e folta, sono degni sostituti dei capelloni). Ma tralasciamo.

Alcuni dicono che «l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono» (Protagora, fr.1, in Platone, Teeteto, 152a). Volendo tradurre in maniera molto semplice questo principio (scontato in apparenza), l’essere umano è il metro di paragone delle cose. È lo strumento attraverso il quale e per il quale l’esistente è e può essere misurato, così come ciò che non è. Misura di tutte le cose e di esseri.

Quindi volendo ancora giocare un attimo su questa relazione possiamo dire che: Sam Cooke, Otis Redding e Marvin Gaye sono anche Leon Bridges. E che Leon Bridges è e non è allo stesso tempo Sam Cooke, Otis Redding e Marvin Gaye.

Perché Leon Bridges è unicamente Leon Bridges, e in ciò risiede la sua grandezza.

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The Bird Calls – Songs of the Bird Calls

Marica Notte per TRISTE©

In questo istante sto osservando una porzione del palazzo in cui vivo. Quasi tutte le finestre sono chiuse, sarà perché in casa non forse non c’è nessuno, sarà per il caldo. O forse sarà perché è meglio non farsi vedere.

Ma non è una questione di anonimato. Non si toglie identità nascondendo un nome perché un nome è qualcosa che sta per qualcos’altro, in questo caso per un volto. Un nome non è un viso. Un viso è qualcosa che può essere detto in tanti modi ma che esisterebbe lo stesso.

Le dimensioni aumentano, lo spazio si dilata e tutto si traduce in qualcosa di talmente sottile che quasi rischia di scomparire. Le persone diventano esseri senzienti al pari di cose che di soli sensi vivono. Ma a noi serve altro. Serve sapere che per quanto grande possa essere l’ambiente in cui viviamo riusciremo a considerarci vicini e rendere lo sguardo strumento di conoscenza reciproca, per sentirsi parte di qualcosa d’inaspettato. Parte di una sorpresa.

E le sorprese accadono. Anche se non spesso.  Oggi ne ho avuta una: The Bird Calls.

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Little Syster – No Straight Line

Marica Notte per TRISTE©

Maggio è il mese della rinascita. È il mese della fine e dell’inizio. Della fine perché possiamo lasciarci l’inverno alle spalle, con freddo e buio pesto alle cinque del pomeriggio, e sperare anche che arrivi di nuovo il più tardi possibile (e che duri il meno possibile).

Dell’inizio, perché nell’aria (oltre a una dose fastidiosa di polline) si percepisce il profumo della rinascita: l’erba cresce e si colora di molte sfumatura di verde; gli alberi fioriscono e si appesantiscono di frutti; il sole inizia a riscaldare il mare, la montagna e tutto esce allo scoperto. Il letargo finisce, non solo per alcuni animali, anche  per noi, esseri umani. E tutto è diverso, nulla si ripete in natura, tutto cambia.

E noi possiamo rendercene conto e prenderne parte anche con canti e balli.

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