Goat Girl – s/t

Francesco Giordani per TRISTE©

C’è poco da girarci intorno.

Il giovane rock inglese che sta pian piano crescendo alla gelida ombra della Brexit ha il gusto amaro e pungente della disillusione. Poca melodia, poco da ridere, tanta psicoanalisi, una certa dose rinforzata di cinismo.

Cimentarsi in ardite similitudini con gli anni dei sinistri trionfi thatcheriani appare senza dubbio semplicistico. D’altra parte, come ha annotato il filosofo inglese Mark Fisher nel suo folgorante Realismo Capitalista, quello che oggi per lo più viviamo è “un’incapacità di produrre ricordi nuovi”.

Perfida, anzi crudele, ironia della Storia.

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Angel Olsen @Unplugged in Monti @Auditorium Parco della Musica – Roma, 5/5/2018

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Il 5 Maggio Angel Olsen ha suonato all’Auditorium di Roma per un live acustico intimo e delicato, sotto l’egida di Unplugged in Monti.

La location inizialmente doveva essere la Chiesa Evangelica Valdese ma il veloce sold out ha spinto gli organizzatori a trasferire l’evento in una sede più
spaziosa, senza perdere troppo in atmosfera.

Quell’atmosfera calda e profonda che ha riempito la sala Petrassi Sabato scorso.

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Cabbage – Nihilistic Glamour Shots

Francesco Giordani per TRISTE©

If it’s me and yer granny on bongos, it’s the Fall.
Mark E. Smith

Un gruppo come i Cabbage, vuoi o non vuoi, mi fa tornare alla mente Mark E. Smith, l’indimenticabile volto, anima e voce dei Fall che proprio lo scorso Gennaio, e del tutto a sorpresa, ci ha prematuramente lasciati.

La provenienza di questo giovane quintetto, originario di un sobborgo di Manchester, non mente, così come non può mentire il suo spiccatissimo gusto per allucinati baccanali noise-punk e irriferibili quanto argute invettive con bava alcolica alla bocca.

A Mark E. Smith questi Cabbage, con ogni probabilità, non sarebbero dispiaciuti affatto.

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Holy Now – Think I Need The Light

Agnese Sbaffi per TRISTE©

Tutte queste feste, i pranzi, i ponti, le bevute, i parchi, le birre e i cicchetti…ne esco sempre un po’ provata, mai veramente riposata.

Quindi questa volta mi dico “PIUTTOSTO LAVORO”, e così è.

E mentre Roma si svuota (ma apparentemente solo dei miei amici perché i locali sono pieni di persone festanti) mi sento un po’ persa. Forse è il caldo improvviso o il principio di ustione sulle spalle, ma un senso di malinconia si insinua leggero. Il caldo arriva veloce e l’euforia che si porta appresso bisogna saperla gestire.

Nel dubbio se tuffarmi o meno nell’ennesima adolescenza estiva, il primo disco degli Holy Now mi viene in aiuto.

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