Belle and Sebastian – If you’re feeling sinister

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni album che abbiamo amato, di solito, è legato a un momento specifico della nostra esistenza, ne costituisce la colonna sonora. Ed è sempre emozionate poter ricordare quando abbiamo stretto tra le nostre braccia il primo grande amore, con in sottofondo (se siamo stati estremamente fortunati) gli Smiths, oppure l’esame universitario passato alla grande dopo aver studiato due mesi in compagnia di Sea Change di Beck, o quella sera che, un po’ brilli per il terzo aperitivo, abbiamo discusso fino a notte fonda dell’album con la banana dei Velvet Underground (e Nico) con i nostri migliori amici. O quel che vi pare. Questo accade di solito.

Poi ci sono alcuni album che, sarà per caso o per il loro essere così vicini al nostro sentire, riescono ad accompagnarci per anni e anni e rimanere legati a innumerevoli ricordi. Quegli album che ogni tanto sembra ci tornino in mente all’improvviso ma che, in realtà, sono sempre lì, a occupare un piccolo, recondito, spazio nella nostra mente (e, naturalmente, nel nostro capiente cuore) senza andarsene mai.

If You’re Feeling Sinister, il secondo album dei Belle and Sebastian (quello rosso) è, per me, uno di questi album.

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Bored Nothing – Some Songs

Peppe Trotta per TRISTE©

Oggi mi sono svegliato con stampato sul viso un sorriso nostalgico. Non esiste un perché. Accade e basta. Mi alzo e ho questa sensazione addosso che mi accompagna tutto il giorno. Ripenso alle cose belle del passato, sia recente che remoto (ma non troppo, non sono un dinosauro). Mi ritorna la voce di mio nonno, le discussioni infinite con gli amici, l’odore della torrefazione vicino la sede dell’università.

In giorni cosi ho solo due possibili scelte musicali: qualcosa che arrivi dagli adorati anni ’90 o qualcosa che ne serbi forte il ricordo. Oggi ho scelto Some Songs di Bored Nothing.

BoredNothing_SomeSongs

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Clare Quinn

Marica Notte per TRISTE©

Ogni mese ho una passione diversa. Alcune durano trenta giorni, altre molto di più, anche se devo metterle in sospeso per non arrestare il ciclo. Questo è il mese dell’astrofisica. Devo dire che quasi tutti noi da piccoli ponevamo domande inconsapevolmente scientifiche tipo “Papà, papà ma la Luna perché si muove se noi ci muoviamo?” e cose del genere che mettevano in difficoltà anche i genitori più disponibili al dialogo.

Poi a distanza di tempo arrivano film e missioni spaziali che alimentano questo genere di curiosità, come Interstellar e la simpaticissima (so che non è l’aggettivo più appropriato) Rosetta. E allora vai in libreria e cerchi libri semplici, dove le teorie e le equazioni matematiche/fisiche occupano pochissime righe, i quali ti danno l’illusione di capirci qualcosa e questo basta a rallegrarti la giornata.

Questo per le passioni mensili, poi ci sono quelle annuali o meglio quelle che dureranno per molto tempo, come la musica che quotidianamente regala piacevoli sorprese. Come Clare Quinn.

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St. Vincent + Coves @Auditorium Parco della Musica – Roma, 16/11/2014

Ugo Salerno per TRISTE©

“Una fiamma di strass sul vestito non scalda un concerto freddo”

Questa è la frase più divertente che ho sentito all’uscita dalla sala Sinopoli, dopo il
concerto di St. Vincent domenica scorsa.

Tanto divertente quanto lontana dal vero. Forse vero è che se non ti senti rapito
completamente dalla figura di Annie Clark durante uno degli show di questo tour,
probabilmente il problema è dentro di te.

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Parkay Quarts – Content Nausea

Quando ero giovane avevo (è ho tutt’ora, nonostante ci siamo un po’ persi di vista) un grande amico che era fissato col punk (o per essere più precisi con il punk rock). Io ai tempi non apprezzavo molto tali sonorità. Con anni di distanza volevo dirti una cosa Riccardo: sai che in parte avevi ragione tu?

Non che ora sia diventato un vero amante del genere, ma alcuni gruppi (del passato e del presente) sono invece diventati ascolti assai graditi. Grazie anche a band come i Parquet Courts che hanno saputo dare nuovo spolvero a queste sonorità.

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