Future Loves Past – Hold On Tight EP

Poche cose riescono a raggiungere l’intensità di un Venerdì sera inglese. Ci si mette all’incirca due settimane per rendersene conto. Voglio dire, dopo due settimane che ci si è trasferiti qui, si capisce che non si riuscirà mai a migliorarne l’esito.

Tutto inizia verso le 5 di sera, quando vedi i tuoi colleghi di lavoro smettere di lavorare. Ci si fionda al pub, nemmeno l’ombra di uno spuntino veloce, prima pinta di birra che va giù in meno di un minuto, la seconda pronta ad essere sorseggiata. Gente che paga i giri da 6-7 birre ciascuno. Gente che ti guarda come fossi un marziano quando si accorge che le tue pinte durano tipo 15 minuti. Finisce quasi sempre in qualche posto che serve junk food, ma per fortuna a Londra, ci sono tante possibilità. Finisce sempre che ci si ricorda poco, ma finisce sempre con dei bei ricordi.

future loves past Continua a leggere

Annunci

Jessie Ware – Tough Love

Eccoci qua, circa due anni dopo l’inizio del nostro blog, mi ritrovo fra le mani il nuovo disco dell’artista con cui abbiamo iniziato. É strano, a pensarci bene, che l’oggetto delle mie recensioni sia Jessie Ware: un’artista che mi piace parecchio ma al tempo stesso un’artista che, se proprio vogliamo eesere sinceri, non si addice pienamente al target TRISTE©.

TristeRoma sará piú d’accordo di me su quello che ho appena detto. I don’t know what I’m saying (cit. – se non capite la citazione, andate a guardarvi Arrested Development, la serie TV piú bella di tutti i tempi).

Jessie_Ware_Tough_Love Continua a leggere

Fear Of Men + Flowers @ Concrete – London – 02/10/2014

La realtá é che il concerto dei Fear Of Men é iniziato martedí scorso quando, stupidamente, mi sono presentato alla porta del Concrete, salvo poi realizzare che era chiusa. Dovevo leggere meglio e comprendere che era Thursday la parola scritta vicino alla data del concerto, non Tuesday come credevo.

Poco male, due giorni di preavviso mi sono serviti a rispolverare il mio amore per Loom e due ore di serata a scoprire quello nuovo verso Jess Weiss.

La mia Vespa mi porta a Shoreditch in tempo per trovare spazio fra le prime file del Concrete, uno spazio che più underground non si può: è un basement dal soffitto basso, tubi a vista, tutto cemento (ma dai?!?), ma concepito splendidamente. Minimal-chic. Servono Averna, Cynar e birra Moretti. Sarà una grande serata.

IMG_3085 Continua a leggere

Moonface – City Wrecker

C’è un’aura strana che circonda il disco di Spencer Krug. Un volto che potrebbe essere familiare ai fan di Wolf Parade e di Swan Lake. Sarebbe troppo facile definirla nebbia, prendendo spunto dal pezzo che da inizio all’album, ma in fin dei conti non è troppo lontano dalla realtà.

City Wrecker è un disco lento, che sembra volere esprimere quel sentimento di fallibilità ed impotenza che solo un paesaggio nebbioso può suscitare. La sua voce sembra addirittura prendere spunto da una band che, se non amato, ho sempre rispettato fortemente: i Bauhaus. Con la voce di Peter Murphy a contrapporsi alle melodie acute e un po’ fuori tempo.

Moonface - city wrecker Continua a leggere

Karen O – Crush Songs

Nell’aereo che mi ha portato a casa, quella temporanea che mi ha accolto per diverso tempo e che probabilmente lascerò fra qualche mese, c’era un ragazzo. Uno di quelli che dice cose del tipo: “io non parlo a gente che non capisce un pezzo come Wedding Song cantato da Karen O”. Insomma, uno che mi somiglia un po’.

Ed osservandolo bene, ho capito il significato del detto: home is where your heart is. Non so cosa dica ad ognuno di voi, quali immagini risvegli nella vostra mente, in quanto a me, fa pensare al mare.

Se sia quello celeste che si sposa incantevolmente con la roccia calcarea del Sud della Francia o quello blu della pietra più scura del Levante Ligure ancora non lo so. Il tempo sarà il miglior giudice. O forse il miglior branzino alla griglia.

Karen_O_Crush_Songs_-_Final_Album_Packshot Continua a leggere

Neutral Milk Hotel @The Forum – London

Ho sognato spesso l’America. É stata colpa di Hemingway e di Kerouac, ma piú verosimilmente, di Michael J. Fox e Fonzie. Degli americani ho sempre apprezzato l’attitudine, il loro prendersi poco sul serio e il loro mettersi in discussione. Il loro senso etico stupidamente preso in giro da alcuni italiani (pure molti diciamolo).

Quel senso etico e morale che li porta a fare cose tipo ritirarsi dalla politica in caso di scandali sessuali, o li porta a dover abbandonare un business gigantesco a causa di uscite razziste in privato, o magari a girare il mondo tipo homeless per ricercare un po’ di pace interiore. Non ho né tempo né voglia di correrarli alla situazione italiana.

Quello che invece conta, é il tempo: quello che ha rovinato ad alcuni di voi il ferragosto, quello – stretto – che é passato fra l’annullamento del Jabberwocky Festival e l’organizzazione di un live dei Neutral Milk Hotel, quello – lungo – che, in passato, mi é servito per apprezzarli fino in fondo. Eh si, come avrei potuto apprezzare cose tipo: ” can’t believe how strange it is to be anything at all” a 15 anni? Nel ’98 le mie prioritá erano ben altre, tipo limonare e girare col mio Booster.

Neutral milk hotel Continua a leggere

Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

Honeyblood Continua a leggere