Birthh – Born in the Woods

Sara Timpanaro per TRISTE©

Quando ripenso alla mia adolescenza riaffiorano ricordi un po’ confusi, forse anche perché per me questo stadio sta per concludersi con difficoltà.

In psicoanalisi l’adolescenza è definita come quel processo di riorganizzazione del mondo interno, dove convivono insieme affetti, desideri e identificazioni, un momento di profondo cambiamento che spesso genera emozioni contrastanti e di difficile realizzazione.

Alice Bisi, alias Birthh, è una giovanissima e bravissima musicista il cui primo album, Born in the Woods, esce proprio oggi (18 marzo) per la sempre interessante We Were Never Being Boring, e mette insieme tutti questi frammenti legati ad uno dei periodi più complessi della nostra esistenza.

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Thom Byles

L’inverno, quest’anno, non è mai arrivato davvero. L’inverno è freddo, a volte piovoso, e certo non confortevole. Ma ha anche i suoi lati positivi.

Oltre alle zuppe di cavolo nero, l’inverno porta anche il clima adatto per ascoltare “un certo tipo di canzoni”. Quelli invernali appunto. Quelle che sembra che fuori c’è la neve, e magari c’è davvero.

E metti su Holocene e ti senti davvero a posto.

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Haley Heynderickx – Fish Eyes

A volte ti chiedono (o ti chedi) se tornando indietro avresti fatto le stesse scelte dal punto di vista scolastico/universitario.

Io sono un laureato in filosofia con dottorato in computer science che fa ricerca nell’ambito della robotica e delle neuroscienze computazionali. E sono molto contento di quello che faccio.

Però, a volte, avrei voluto studiare biologia. Ma solo per poi specializzarmi in biologia marina e poter studiare una delle cose che più mi affascina da quando sono piccolo: i pesci e il mondo sottomarino.

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Plastic Farm

Ad Ottawa c’è una piccola collina nel mezzo della città. Su quella che una volta si chiamava Barrack Hill, sorge oggi il parlamento canadese: un insieme di bei palazzi in revival gotico che danno le spalle al fiume.

Di fronte a questi palazzi, una volta mi trovai a piangere durante la commemorazione di non ricordo quale anniversario della nazione canadese. Non perchè ami le manifestazioni patriottiche (e tra l’altro non era proprio quello il caso), ma perchè avevo la percezione che le immagini di integrazione e serenità proiettate sulla mura di quei palazzi rispecchiassero effettivamente la serenità di quel popolo.

Ma questa è un’altra storia.

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Kevin Hume – Something That Was Taught to Me

Marica Notte per TRISTE©

Ognuno di noi ha ricevuto degli insegnamenti, pochi di noi ne ricordano bene il contenuto.  Le parole, anche le più importanti, diventano un vago ricordo con il tempo e la voce del singolo narratore si confonde con quella di altri personaggi in un vocio di cori. In un bisbiglio di storie sentite come fossero echi e richiami.

Quando mi rivedo bambina vedo la mia testa all’insù in attesa di un messaggio. Ricordo (e a volte è davvero possibile) la sensazione di capogiro che avevo nelle gambe e negli occhi; piedi ben saldi a terra, testa verso l’alto e il mondo che iniziava a muoversi e l’equilibrio che perdeva forza e stabilità.

Sarei potuta cadere molte volte ma credo che avrei comunque continuato a guardare il cielo anche se con un ginocchio sbucciato, perché volevo dare la mia voce alle nuvole e alla luna, al mistero e alla curiosità, e vedere i volti degli adulti trasformarsi in smorfie napoletane.

Credo che il “perché” sia stato e sarà uno dei miei insegnamenti più cari. E che con il tempo spero non diventi mai una risposta.

KevinHume_SomethingThatWasTaughtToMe

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