Marie Collins – Hands Over Ears EP

Non so se è per tutto quel buonissimo whisky, ma in Scozia sembra esserci una diffusa atmosfera di dolcezza. Quantomeno in ambito musicale. E se il nome dei Belle & Sebastian dovrebbe spiegare questa mia (azzardata?) affermazione, certo non è solo la band di Stuart Murdoch a fare della Scozia una delle indiscusse patrie dell’indie pop.

Per aggiungere tenerezza a questa splendida terra, oggi vi parliamo di una nuova interessante artista: da Glasgow, Marie Collins e il suo Hands Over Ears.

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Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

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CHVRCHES – The Bones of What You Believe

Quanto tempo è passato dal giorno in cui abbiamo scoperto i CHVRCHES? Quasi un anno, ve lo dico io. E in questo anno il trio scozzese ci ha regalato tanti singoli splendidi ad intervalli piuttosto regolari (The Mother We Share, Recover, Gun) mettendo in luce un senso melodico eccezionale.

La mia paura più grande, quando ho avuto fra le mani il debut album, era quella di ritrovarmi con una manciata di canzoni già conosciute e una manciata di pezzi riempi-buchi. Un po’ come succede a tante band  alla prese con la pressione dell’hype che si è creato attorno a loro.

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Casual Sex – 2013

Non posso aspettare ancora, ho deciso di trasferirmi a Glasgow. Golden Grrrls, Chvrches e adesso Casual Sex, cosa sta succedendo da quelle parti? Sarà forse il fascino che esercitano queste band che riescono a cantare in un inglese comprensibile a dispetto del dialetto filo-eschimese che si ritrovano (chiamate il customer service della Vodafone UK per un test…good luck!), ma mi sto entusiasmando a recensirle. Tre band di giovincelli dai suoni completamente opposti, rispettivamente: indie-punk-lo-fi, electro-pop, pop-punk.

Casual Sex

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Golden Grrrls – Golden Grrrls – 2013

Non è che ho iniziato ad avere problemi di artrite e non sono così stupido da aver sbagliato il nome due volte di fila, la band del giorno si chiama proprio Golden GRRRLS con tre R. Mi piace pensare che sia un errore di battitura un po’ come quello che fece l’avo di un ex giocatore di Milan ed Inter, Pietro Guglielmin, che finì con l’avere un cognome degno di un supercalifragilistichespiralidoso.

O forse il GRRR lo si deve all’attitudine punk che mettono nelle loro canzoni e che si evince anche dalla durata delle tracce, le quali raramente sfondano il muro dei tre minuti.

Golden Grrrls

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