Will Graefe – North America

Emanuele Chiti per TRISTE©

Nomen omen.

Sì, c’è tanta, tanta America in questo disco di Will Graefe uscito per Pretty Purgatory, intesa come spazi rurali immensi, vallate, il mare come meta finale ma che sembra non arrivare mai, chitarre “Americana” a iosa.

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Midwife – Like Author, Like Daughter

Peppe Trotta per TRISTE©

È un afa lisergica quella che si diffonde qui nel profondo sud, una coltre densa che ricopre ogni cosa velando la percezione e rendendo tutto un po’ sfuggente.

Impossibile non rimanerne vittima, non resta che adattarsi e cercare di restare quanto più lucidi e concentrati in attesa che il sole perda almeno in parte il suo incombente vigore.

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H. Hawkline – I Romanticize

Sara Timpanaro per TRISTE©

Molto spesso capita che la notte prima di addormentarmi faccia dei discorsi tra me e me, e puntualmente non ho la forza, anzi la voglia, di alzarmi dal letto per prendere la penna e annotarli. Maledetta pigrizia, maledette ore piccole.

Anche per questa review avevo pensato ad un discorso, che sembrava pure parecchio brillante, sulle parole e l’amore, e su che fine fanno quelle parole che diciamo quando siamo innamorati. Poi ho pensato alla sublimazione e all’arte: salvaguardare proprio quelle parole che crediamo di perdere dopo la fine di una storia. Mal di testa?

Vi capisco.

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The Drums – Abysmal Thoughts

Francesco Giordani per TRISTE©

Ricordo con estrema esattezza la prima volta che vidi i Drums esibirsi sopra le assi di un palcoscenico. Lo ricordo senza fatica anche perché ero a Barcellona, al mio primo Primavera Sound, in dolcissima compagnia.

Il luminoso ep Summertime! (col senno di poi probabile vertice creativo della band, a tutt’oggi insuperato) era già uscito da più di sei mesi, mentre l’album omonimo d’esordio sarebbe arrivato nelle mie mani giusto nel luglio di quello stesso anno, il 2010, a raccogliere gli onori di un trionfo annunciato.

Ma non scordo (né potrò mai scordare) il concerto barcellonese dei Drums soprattutto perché quello che vidi allora andò ben oltre le mie (pur altissime) speranze: i quattro newyorchesi operarono davanti ai miei occhi un piccolo miracolo, una cerimonia propiziatoria, a mezza via fra la ginnastica e il sogno, scandita da evoluzioni piroettanti nell’aria, frangette vertiginose, corpi senza peso, e, sopra ogni cosa, canzoni fragilissime e antiche, pulsanti di una vita giovane, scandalosamente pura.

L’indie pop, qualunque cosa fosse, mi si era appena rivelato, nel gesticolare invasato di quei quattro, giovanissimi, sciamani.

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Cigarettes After Sex – s/t

Peppe Trotta per TRISTE©

Esiste una canzone per ogni innamoramento.

Tutte le (numerose) delusioni e le (poche) felici conquiste degli anni giovanili sono contrassegnate da una specifica e speciale colonna sonora, materiale con il quale si potrebbe realizzare una serie di raccolte rigorosamente su cassetta, secondo la diffusa tradizione di quei tempi fortunatamente non troppo distanti.

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