I Cani hanno fatto (ha fatto) un disco nuovo. Si chiama Glamour.
Una riflessione recensione cosa che penso. Se vi interessa.
I Cani hanno fatto (ha fatto) un disco nuovo. Si chiama Glamour.
Una riflessione recensione cosa che penso. Se vi interessa.
Ieri la mia serata si è aperta con un’ottima cena in un ristorante vietnamita. La cucina vietnamita mi incuriosice perchè ogni piatto ha peculiarità diverse dagli altri, pur con una coerenza di fondo. Eterogenea ma con una filo conduttore. Mi piace, anche se non è propriamente la mia preferita.
Venerdì, invece, a Roma sono arrivati i belgi Girls in Hawaii, negli spazi dell’Angelo Mai. Che hanno molte caratteristiche simili alla cucina vietnamita.
Siamo oramai in autunno e ancora non riesco a togliermi dalla mente posti come questo, questo o questo. Sono un romanticone, ma non posso farci niente. Io sono cresciuto con l’acqua ai piedi (e con i monti alle spalle) e questo mi fa sempre ricordare quanto vorrei vivere ancora vicino al mare (no, Ostia non è mare. Finitela).
Live by the Sea è anche il titolo del singolo di una nuova band scovata nei meandri di internet: eccovi i Gunns. Dall’Australia, dove tra poco sarà di nuovo estate. Che invidia.
UUUUUU. Great news ahead of me. Ho trovato i biglietti per Glastonbury 2014, e a quanto pare uno degli headliners del festival dovrebbe essere Prince. Come potrei quindi pensare fosse solo un caso che il primo brano di questo cd meraviglioso si chiami Purplehands. Si, purple, quel colore tanto caro al genio di Minneapolis.
Infatti non credo sia così, come non lo è il fatto che ultimamente ascolti solo musica elettronica ed Anna Calvi. Facendomi dare del pazzo in metro quando cercando con ogni sforzo possibile di minimizzare i movimenti semi-involontari del capo ad ogni battuta (80 o 180 bpm che sia), finisco sempre in uno stato di trance che mi fa saltare le fermate, facendomi scendere ad Highbury & Islington: 15 minuti out-of-range.
Nel marasma musicale contemporaneo (ed in particolare in quel genere/contenitore musicale mainstream che è l’indie. Sì, avete letto bene. Mainstream. Ma la cosa è positiva), siamo invasi da mille suoni, mille sfumature e in generale, spesso, da molta complessità. E la cosa a me piace. Anche perchè tutto questo riesce a far risaltare le cose semplici, quando sono fatte bene.
Plantman, (e Nicolas Patterson) ad Unplugged in Monti. L’ennesima recensione TRISTE©.