James Blake – The Colour In Anything

Ogni volta che penso a James Blake ho in mente un colore rosso arancione, con sfumature viola. È il colore del cielo sopra allo stage The Park di Glastonbury 2014.

Quello della volta in cui il sole tramontava fra le note di Retrograde, Overgrown e The Wilhelm Scream. La mia ragazza mi aveva lasciato solo per ascoltare Ellie Goulding. Io a correre fra lui e i Disclosure per non perdere i London Grammar e partire poi direttamente verso Londra. Evitare gli ingorghi e tornare a casa.

Ho pensato spesso a quella strada che guidava verso il futuro, alle due del mattino.

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The Tallest Man on Earth – Dark Bird Is Home

Qualche giorno fa è morto BB King. Mi ricordo quando lo vidi a Glastonbury qualche anno fa. Devo dire che anche se non sono mai stato un fanatico di blues, l’ho sempre apprezzato, così come ho sempre apprezzato il repertorio del Re, senza averlo mai particolarmente approfondito.

Di certo, averlo potuto vedere dal vivo, è una grande fortuna e come in tanti altri casi, un modo per capire meglio la statura dell’artista. Ad 80 anni suonati, fare una session da un’ora scarsa di blues da brividi, note che andavano dritte all’anima. Una passione incredibile, come quella che qualche anno dopo riuscì a rivelare Jens Kristian Mattson in arte The Tallest Man on Earth, al Forum di Kentish Town, Londra.

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Guida a Glastonbury

Eccola, la guida che vi avevo promesso qualche giorno fa, è pronta. Premetto che si possono trovare un milione di tips e guide in giro per il web, quindi ho deciso di farne una che racchiuda le cose più importanti da sapere quando si affronta un festival del genere: una parte diciamo teorica in cui cercherò di rendere bene l’idea di Glastonbury come festival/esperienza, l’altra una guida pratica al campeggio che può essere estesa a qualsiasi altro festival. Diciamo festival inglese, dato che sono gli unici dove sarete costretti a campeggiare.

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Parquet Courts – Sunbathing Animal

Questa  è una recensione che arriva in ritardo. Non è stata una cosa voluta, ma un po’ una  conseguenza del periodo impegnativo in cui mi sono ritrovato ultimamente. Non preoccupatevi, non ci saranno derive “passive-aggressive” piuttosto riflessioni sulla “serendipity” che se non sapete cos’è proverò a spiegarvelo in qualche modo. Ah, perdonate gli inglesismi, ma serendipità proprio non si può sentire.

L’esatto opposto di Sunbathing Animal, un disco piacevole, preciso, psichedelico e in qualche modo sorprendente per i sempre-più-amati Parquet Courts. Che andrò a vedere mercoledì prossimo a Londra e qualche giorno dopo a Glastonbury. In your face!

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Kwes – ilp

UUUUUU. Great news ahead of me. Ho trovato i biglietti per Glastonbury 2014, e a quanto pare uno degli headliners del festival dovrebbe essere Prince. Come potrei quindi pensare fosse solo un caso  che il primo brano di questo cd meraviglioso si chiami Purplehands. Si, purple, quel colore tanto caro al genio di Minneapolis.

Infatti non credo sia così, come non lo è il fatto che ultimamente ascolti solo musica elettronica ed Anna Calvi. Facendomi dare del pazzo in metro quando cercando con ogni sforzo possibile di minimizzare i movimenti semi-involontari del capo ad ogni battuta (80 o 180 bpm che sia), finisco sempre in uno stato di trance che mi fa saltare le fermate, facendomi scendere ad Highbury & Islington: 15 minuti out-of-range.

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Anna Calvi – One Breath

Beh, dopo una settimana passata al fianco di due persone che cantano a squarciagola canzoni neo-melodiche napoletane per almeno 3 ore al giorno, non avrei potuto chiedere di più dalla vita che una nuova release di Anna Calvi.

Parlare di Anna mi fa pensare a tante cose: il concerto che ho perso alla Wilton’s Hall (sold out in un battito di ciglia); lo stupendo live che mi ha regalato a Glastonbury 2011 (John Peel’s stage – ne esistono altri?); ma soprattutto la mia scarsa affinità con l’universo del gentil sesso legato indissolubilmente alla poesia saffica (e non solo). Già, perchè, caso più unico che raro,  questa volta mi pare che l’amore venga ricambiato – non come quella volta in cui dichiarandomi ad una amica della mia coinquilina, feci un’immane figura di merda.

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London Grammar – Metal and Dust – EP – 2013

C’è chi li paragona agli XX forse per il riff di chitarra di Darling Are You Gonna Leave Me, chi invece li paragona a Florence and The Machine, beh, perchè la voce di Hannah Reid è  veramente simile a quella di Florence Welch.

Certamente vi ricordate i primi Editors o Muse, band che riuscirono a catturare l’attenzione grazie al timbro vocale dei cantanti rispettivamente simili ad Eddie Vedder e Thom Yorke. Ed anche in questo caso, la storia si ripete.

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