Bonny Doon – Longwave

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Da sempre, la Primavera mi scopre in difficoltà.

Non solo fisica, a causa del cambio di stagione, ma anche mentale. Ogni anni mi trovo, in questo periodo, con tutta una serie di scadenze (di studio prima, lavorative poi) e preoccupazioni che sembrano magicamente essersi accumulate ed esplose in questo preciso momento dell’anno, mandandomi spesso nel pallone.

È in questi momenti che mi manca tanto il mare.

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Amen Dunes – Freedom

Agnese Sbaffi per TRISTE©

“This is your time, their time is done” dice la voce di un bambino nell’intro dell’album.

Mi fa pensare che ognuno ha i suoi tempi da capire e rispettare, che inseguire un tempo diverso dal proprio renda confusa e faticosa questa già complicata successione di eventi che è la propria vita.

Che sia il tempo che si impiega per ascoltare un disco, per elaborare un evento traumatico, per capire sé e gli altri, è sempre un tempo attivo, mai un’attesa in balia di un tempo imposto.

“This is your time, go out there and take it.”

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The Shacks – Haze

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

La foschia (come la nebbia) nasconde le cose. Soprattutto quelle distanti.

Sia quelle reali e presenti che, metaforicamente, quelle lontane nella memoria. A volte le immagini del passato diventano offuscate e difficili da ricordare.

Ma questo, a volte, le rende anche migliori.

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Insecure Men – s/t

Francesco Giordani per TRISTE©

Con ogni probabilità lo avrete letto.

Il settimanale New Musical Express (o NME, dir si voglia), a sessantasei anni dal suo glorioso debutto nella edicole inglesi ha deciso di porre fine una volta per tutte alla propria edizione cartacea, continuando ad esistere esclusivamente come magazine digitale.

Mi verrebbe da commentare: la fine di un’epoca, se solo questa frase non suonasse alle mie orecchie imperdonabilmente imprecisa, dal momento che di epoche che finiscono qui ce ne n’è molte più d’una, con tutta evidenza.

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Courtney Marie Andrews – May Your Kindness Remain

Francesco Amoroso per TRISTE©

“It’s so easy to laugh
It’s so easy to hate
It takes guts to be gentle and kind”

All’incirca trentadue anni fa, quasi in sordina, gli Smiths cantavano quello che (per me) sarebbe diventato un vero e proprio mantra e un precetto di vita (spesso disatteso, come ogni precetto di vita che si rispetti).

Nel corso degli anni essere “buoni e gentili”, in un mondo che premia coloro che ridono e odiano, è diventato un atteggiamento che sempre più va a discapito proprio dei puri di cuore, degli onesti (senza h) e di coloro che si permettono di essere deboli, una sorta di motivo di scherno (basti pensare all’orribile neologismo ”buonista” utilizzato, naturalmente, sempre a fini denigratori).

E, a maggior ragione, la bontà e la gentilezza devono essere dei fari in questa notte, delle ancore cui aggrapparsi con tutte le forze nella tempesta di questo oscuro medioevo di ritorno.

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