Credo che su queste stesse pagine (si chiamano così?) parlai del fatto che la mia canzone preferita degli Ought sia, di base, una canzone molto bella dei Talking Heads, ma proiettata dieci anni avanti.
E questo è un merito, chiaramente.
Credo che su queste stesse pagine (si chiamano così?) parlai del fatto che la mia canzone preferita degli Ought sia, di base, una canzone molto bella dei Talking Heads, ma proiettata dieci anni avanti.
E questo è un merito, chiaramente.

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©
Marzo è pazzo. Sì, lo sappiamo tutti. Quantomeno nell’emisfero boreale.
Sole, pioggia, caldo, freddo. Un mese confuso. Un mese, almeno per me, di confusione. Cose diverse che si mescolano, belle e brutte. Nubi che arrivano e che se ne vanno. E soprattutto non ho la più pallida idea di come cazzo debba vestirmi.
Alla fine dei conti, forse, spero solo che questo mese passi in fretta.
Nella quotidiana lotta per sopravvivere alla marea montante di informazioni e stimoli che arrivano senza soluzione di continuità, è inevitabile che qualcosa (molto, in realtà) vada irrimediabilmente perso.
In ambito musicale, per quanto mi riguarda, il rischio è ancora maggiore: tra le varie piattaforme di streaming e l’opportunità di ascoltare, spesso con grande anticipo, tutte le uscite di interesse, finisco spesso per essere disattento e superficiale nei miei ascolti.
Per fortuna, qualche volta, grazie a quell’infernale meccanismo dello shuffle (o dell’ascolto random, che dir si voglia) riesco a recuperare qualcosa.
Ci sono giorni in cui la vita sembra davvero difficile. Anzi ci sono giorni in cui la vita sembra davvero più difficile del solito.
Piccoli problemi familiari, sconfitte sportive, l’ennesima conferma della caducità e dell’insensatezza della vita, le elezioni politiche. La pioggia.
A volte sogno ad occhi aperti di avere una macchina del tempo che mi riporti indietro in un’epoca più facile, meno caotica e incomprensibile, un’epoca nella quale regni l’ottimismo, la possibilità e la voglia di guardare al futuro senza paura. Purtroppo le macchine del tempo, tanto presenti nella letteratura fantastica (e in quella per ragazzi e bambini) a quanto pare stentano ancora a prendere piede.