Club Night – Hell Ya

Giacomo Mazzilli di TRISTE©.

500 grammi di farina, 100 grammi d’olio d’oliva, qualche cucchiaio di rosmarino secco, 125ml di acqua, un uovo, sale quanto basta.

Non sto dando i numeri, ma la ricetta dei taralli. Quelli lucani, come il 50% del sangue che scorre nelle mie vene. Quello che mi ha portato a fermarmi a Picerno, sulla strada verso Gallipoli, qualche mese fa. Là ho scoperto l’eccellenza dei peperoni cruschi.

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Jen Cloher – s/t

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Una delle passioni che mi porto dietro da quando sono piccolo (davvero molto piccolo) è l’amore per i film di Woody Allen.

Quello che sin dall’inizio carpì la mia attenzione erano la raffinata ironia dei personaggi, il prendere in giro il pezzo di società di cui al tempo stesso si è parte integrante, e ovviamente la marcata ipocondria di Woody, tratto che già da piccolo coltivavo in me con certosina precisione.

Ricordo però che vedere questi film era per me anche una piccola sofferenza: sapere che esisteva una persona come lui era demoralizzante per me, che avrei voluto essere così (no, non vorrei sposare una mia ipotetica figlia) ma non avrei mai potuto essere come lui, proprio perchè già c’era lui.

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Courtney Barnett – Sometimes I sit and think, and sometimes I just sit

Troppo spesso (e negli ultimi anni in particolare), si da poco peso ai testi delle canzoni. Soprattutto per i non “madre-lingua” il primo (e ultimo?) impatto che si ha con le canzoni è quello della melodia e del suono, sulla cui unica base viene valutato il prodotto musicale (che già dire “prodotto musicale” è un po’ uno schifo).

Se è normale (ed anche giusto) che in una canzone la musica abbia effettivamente un grosso peso (non siamo ad un concorso di poesia), però altrettanto dovrebbe avere quello che un artista sta cercando di dirci. Perchè sennò c’è il rischio che “sole-cuore-amore” ci risulti ridicolo solo se cantato in italiano, o viceversa che ci si possa perdere dei testi molto interessanti solo perchè non attratti immediatamente dalle sonorità.

Poi per fortuna c’è Courtney Barnett. Che unisce tutto alla perfezione.

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Un Viaggio TRISTE© – Canzoni per spostarsi e per il caldo umido

Il caldo, la pioggia, l’umidità. Tutto assieme. Ed in più io in meno di una settimana ho preso più mezzi di trasporto tra aerei, autobus, treni, taxi e auto di amici che una persona normale in 4 mesi.

Per fortuna c’è la musica. E le nostre playlist.

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Field Day Festival 2014 @Victoria Park – London

Non c’è due senza tre. E per dimostrare tutta la nostra gratitudine agli organizzatori del Field Day Festival, compriamo i nostri biglietti con mesi  d’anticipo, senza sapere chi saranno gli headliner, così, a scatola chiusa.

E la  scatola si rivela un concentrato di elettronica piuttosto che di rock. Meglio specificare che per la prima volta il festival viene spalmato su due giorni:  il primo (il festival vero e proprio) molto più elettronico del passato, a partire dal tendone Bugget Out! quello dove tutte le volte che entro mi viene offerto di tutto (chissà perché..); il secondo giorno invece ruota attorno ai Pixies. Già, la band che torna a suonare live per l’unica data londinese del 2014 e porta con se Pond, Temples, Telegram, Future Islands e The Horrors.

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Un Inverno TRISTE© – Canzoni per whisky e camino

L’inverno è arrivato. E dove più (Londra) dove meno (Roma) le temperature si fanno rigide. La cosa migliore sarebbe quindi piazzarsi di fronte ad un bel camino fiammeggiante sorseggiando un bicchiere di Lagavulin, Dalwhinnie, Scapa o Yamazaki (o qualsiasi altro single malt abbiate a cuore).

Per accompagnarvi nelle vostre serate e per ogni altra occasione, eccovi la nostra nuova playlist: Un Inverno TRISTE© – Canzoni per whisky e camino.

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