TristeLondra – Top10 2014

Il 2014 é stato un anno particolare per me: ho cambiato lavoro, ho deciso di cambiare vita e ho deciso di andare a vedere live Michael Buble. Stasera.

Sono tutte cose che potrei facilmente descrivere come scelte di cuore. Soprattutto l’ultima, non perche’ sia affetto da qualche sindrome particolare, quantopiú sensible al fatto che la mia ragazza e mio suocero mi farebbero nero se non andassi con loro a vedere lo show del canadese.

Canadese come una band che mi ha particolarmente attratto quest’anno; si chiamano ALVVAYS – li chiamai ALLVAYS nella prima stesura del post sul loro nuovo album, una band che ho visto pure live ad aprire i Real Estate e che mi ha impressionato non poco. Canadese come Caribou, quello del disco di elettronica dell’anno.

TristeLondra Best of 2014

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Alt-J – This Is All Yours

Le buone e cattive giornate si alternano, così come i dischi. Può succedere sia il caso o qualche connessione sinaptica a decretarne il mood, ma c’è una certezza: questo alternarsi, questa soggettività, This Is All Yours.

Il primo disco degli Alt-J è stato un capolavoro. Fin dall’inizio (il dizionario del mio telefono cambia automaticamente “fin” in “gin”. Forse devo rivedere le mie abitudini) lo accostai ad un grandissimo debut album del 2005: Silent Alarm dei Bloc Party. Quello che personalmente ritengo essere uno dei migliori dischi della decade.

In molti penseranno si tratti di un errore madornale, ma sfido chiunque a trovare due dischi che, contestualizzati, riescano ad offrire un migliore punto di vista della musica degli anni in cui sono stati concepiti. L’intensità, la costanza, la qualità dei brani ha fatto si che i BP non riuscissero più a produrre niente di interessante (si ok, due o tre pezzi, ma Silent Alarm non contiene nemmeno un mezzo passo falso), mentre ∆ (sulla tastiera del mac alt+H, ndr) si ritrovano in tre, avendo perso uno dei membri fondatori della band.

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Fear Of Men – Loom

Io ho una grande passione per l’architettura. A volte mi chiedo perché non lo abbia pensato il giorno in cui mi sono iscritto all’università. In parte, forse, è perché questo amore si è rivelato più tardi, grazie ad un mio grande amico (nonché coinquilino) ho scoperto l’arte che si cela dietro l’architettura in quanto design, e paradossalmente “va oltre” l’architettura stessa.

La ragione al servizio della creatività. Questo è il motivo per cui adoro Tadao Ando e non Zaha Hadid. Non è un caso se stasera andrò ad Oporto per il weekend, un motivo si chiama Alvaro Siza.

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EELS – The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett

La vita, per Mark Oliver Everett, è stata un po’ diversa da una passeggiata nel parco. Lo scoprì quando ancora ragazzo si ritrovò a non poter mai più parlare a suo padre. Glielo confermò il destino, quando dopo qualche anno lo lasciò solo, nel mondo.

Ma nonostante una vita segnata da un susseguirsi di tragedie, Mark ha sempre trovato il modo di guardare al “bright side” delle cose, senza sforzarsi troppo, perché questa è la sua natura. Strano il destino.

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East India Youth – Total Strife Forever

East India Youth è uno che guarda dritto negli occhi.

Dopo averci fatto saltare dalla sedia in occasione del primo singolo Heaven, How Long (primo artista per “The Quietus” – che inizio!), averci fatto tirare fuori parole al miele nella recensione ed averci fatto alzare presto l’anno scorso per andarlo a vedere alle 12 al Field Day, William Doyle ci ha regalato un album da top10 2014. Che bello!

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