An Occasion For Balloons – An Occasion For Balloons

L’estate è nella mia testa sinonimo, principalmente di synth. Che siano quelli un po’ tamarri che sin dall’infanzia mi son dovuto sopportare sul litorale e nei locali delle mie zone (ma questo vale un po’ in generale per i posti sul mare d’estate) alle cose più ricercate fatte atmosfere dream pop, non so perchè ma certi “tappeti” sonori mi richiamano alla mente le spiaggie e i tramonti sul mare.

Perchè poi proprio i tramonti? Non lo so, ma quella è colpa mia.

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Ultimate Painting – Green Lane

Tania Moretta per TRISTE©

Un tramonto rosso fa da cornice alle sere calde nel cuore della nostra estate. Sembra quasi un dipinto perfetto quello dell’imminente ferragosto se non fosse per l’evidenza che in alcuni la vita quotidiana non segue il ritmo delle stagioni.

Il mio tramonto somiglia a quello invernale alle prese con la tastiera di un PC, sperando di terminare durante la formale settimana di ferie tutto il lavoro. In questi casi nella mia testa vengono a formarsi piccoli supereroi che mi illudono di comprimere la mole di impegni entro il tempo a disposizione.

Rincorrendo il barlume di pace e vacanza a cui mi sono appigliata per un anno, divento inventrice di geniali strategie. Tra quelle messe in atto in questi giorni suggerisco di accompagnare la vista del tramonto con musica capace di addormentare per un po’ il supereroe nella nostra testa…

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Mac DeMarco – Another One

Ho poco tempo. Ho pochissimo tempo. E’ Agosto e davvero ho poco tempo. Non posso nemmeno andare a fare un tuffo tra i pesci, nonostante mi sia spostato in zone più consone alla balneazione (leggi: non sono a Roma). Perchè come al solito accumulo cose. E poi arrivano le scadenze.

Dovrei invece fermarmi un attimo e riprendere le forze. Dovrei fermarmi, sorseggiare una tazza di caffè e fare due chiacchere con un amico.

Meno male che Mac DeMarco ha pensato bene di invitarmi a casa sua.

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Ezra Furman – Perpetual Motion People

Le estati durano troppo poco nelle località di mare. Ce l’ho ben presente, quella volta in cui sotto l’ombrellone prestai il mio cd originale dei Red Hot Chili Peppers ad Andrea B. Era Californication, un album decente, trascinato dal singolo Scar Tissue, una di quelle melodie pop-sensuali che garantivano i limoni sotto l’ombrellone. Poi col tempo ho imparato che i RHCP non erano niente di che, e giù gli insulti di molti, ma come i Pearl Jam, i Doors ed altre band affini, non mi hanno mai suscitato alcun interesse.

Sarà il caso, ma se penso a queste tre band assieme, riesco a visualizzare solo persone che adorano tutte e tre senza esclusioni.. mah.

In cambio presi il disco copiato di una band che stavo iniziando ad amare: Siamese Dream degli Smashing Pumpkins. Un capolavoro senza tempo di cui sto constatando la qualità ancora oggi.

Giusto per farvi capire, l’estate duró troppo poco, al punto che il mio cd dei RHCP non l’ho mai riavuto indietro. Andrea B. me lo rubò. Normalmente ce l’avrei con lui, ma certi ladri sono talmente cool che non riusciamo a non amarli lo stesso. Andrea lo era, Ezra Furman lo é.

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Meg Baird – Don’t Weight Down the light

Tania Moretta per TRISTE©

Così cominciai ad interrogarmi sul mondo e sulle cose del mondo, non discorsi complicati, non sillogismi o logiche filosofiche, iniziai ad interrogarmi sul mondo e sulle cose del mondo.

Così cominciai a guardare il volto delle persone che conoscevo ed il modo in cui divennero diversi e strani, ad un certo punto tutti cominciarono ad esibire perversioni adulte!

Così cominciai a girare, deviare, cercare scorciatoie, vicoli unici e sicuri…mi chiusi, nascosi e tutelai dalle cose del mondo e dai volti strani. Creai un mondo nuovo, creai una ragione, una “manna” che non cadesse dal cielo ma nutrisse costantemente il mio sguardo.

Quando iniziavo a credere che i miei discorsi mentali avessero senso, allucinata dal caldo tropicale di un paese apparentemente distante dai tropici, Don’t Weigh Down the Light, l’album della cantautrice di San Francisco Meg Baird, si concluse con l’ultima canzone Past Houses.

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