Mackenzie Leighton

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

I famosi “buoni propositi” per il nuovo anno sono in genere improntati sul determinare una discontinuità col nostro passato.

Iniziare a fare una cosa, smettere di farne un’altre, cambiare il proprio modo di comportarsi.

Ma mai facciamo un buon proprosito “conservativo”, sul mantenere cioè delle cose che buone che già abbiamo/facciamo. E invece proprio la costanza sarebbe la dote più importante da proporsi di avere.

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TRISTE© #Roma – Top 10 2017

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Quest’anno, più di altri, è stato per me un anno complicato.

Tanti cambiamenti al lavoro. Più responsibilità ma anche, banalmente, più cose da fare. Situazione di certo non migliorata dalla mia incapacità di rifiutare qualsiasi cosa ritenga vagamente interessante.

E poi, ovviamente, c’è anche tutto il resto.

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Welfare – Silent Other

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Da qualche anno ormai (una decina?) ho seri problemi con le altitudini.

Diciamo che già oltre i 1200/1300 metri (a volte riesco a resiste ad altezze maggiori, ma ci sono vari “caveat”) comincio ad avere un dolore lancinante all’orecchio sinistro.

Se vi interessa, l’otorino dice che in parte è dovuto al setto nasale un po’ deviato che genera un accumulo di muco che a tali altitudini, mancando appunto pressione, comincia a spingere verso l’esterno.

Secondo i miei amici, invece, è solo una buona scusa per evitare di andare in campeggio.

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Un Freddo TRISTE© – Canzoni per l’inverno e per le zuppe

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

E’ arrivato (finalmente?) il freddo.

Ora la quantità (e la pesantezza) dei vestiti che ho addosso rispecchia effettivamente le temperature esterne e la voglia di rimanere in casa al caldo ad ascoltare della buona musica è più forte che in altri momenti dell’anno.

E le verdure invernali sono le migliori.

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Elle Mary and The Bad Men – Constant Unfailing Night (Intervista)

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

I propri ricordi e il modo in cui ci rapportiamo ad essi costituiscono un parte integrante del nostro modo di essere.

Semplificando (molto) il pensiero degli empiristi inglesi (vi ricordate di Locke, Berkeley e Hume?) potremmo dire che siamo quello che abbiamo vissuto.

Ma non solo: proprio quello che abbiamo vissuto ci aiuta a cambiare ed essere diversi nel futuro.

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