Why Bonnie – In Water

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Questo Inverno a livello di mal di gola/raffreddore/febbre sono stato peggio del solito.

Ok, io dico sempre di stare male, specialmente nella stagione fredda, quindi non risulto molto credibile. Però quest’anno è stato un continuo alternarsi di miglioramenti e peggioramenti: mai stato malissimo, ma al minimo freddo o alla minima stanchezza ecco tornare tosse, raffreddore e qualche linea di temperatura. Una tragedia insomma.

Mai come quest’anno ho voglia di un po’ di sole caldo e di un po’ di mare.

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Kid Trails – Naming

Sara Timpanaro per TRISTE©

“Esiste una forma più profonda di diniego universale: l’incapacità o il rifiuto di “vivere con” o “affrontare” continuamente verità spiacevoli”.

Il primo lavoro da solista di Kid Trails mi ha fatto venire in mente un libro che ultimamente sto divorando di Stanley Cohen. Ed è proprio vero che non sempre siamo pronti ad ammettere a noi stessi qualcosa di spiacevole.

Ma andiamo con ordine

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Anna Burch – Quit The Curse

Giacomo Mazzilli per TRISTE©.

In questi giorni di freddo e sole, le contraddizioni si sprecano.

Infatti, non riesco a capire quali siano le ragioni di pubblicare la metà di un album in anteprima per poi svelare la totalità dell’album qualche settimana dopo.

Sono sicuramente ragioni di marketing, per me oscure, che mi definiscono un outlier, statisticamente parlando. Continua a leggere

Montero – Performer

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Essere bravi a fare molte cose, a prima vista, sembra una cosa invidiabile.

A prima vista. Perchè spesso, soprattutto in tempi in cui sempre di più si va verso l’iper-specializzazione, quello che succede è che non potendo eccellere in tutte le cose in cui si hanno delle qualità, alla fine ci si ritrova a dover fronteggiare, in ogni singolo campo, qualcuno molto più bravo di noi.

Però al bar possiamo parlare più o meno di qualsiasi cosa con tutti.

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The Gentleman Losers – Permanently Midnight

Peppe Trotta per TRISTE©

Non mi capita più di prolungare una giornata fino a viverne in stato di veglia l’intera notte giungendo ad attendere l’alba.

Quando succedeva il buio ed il silenzio ad un certo istante sembravano non avere mai fine, l’orologio rallentava il suo inderogabile ritmo e la luce non voleva saperne di fare la sua comparsa.

In quel frangente tutto galleggiava indistinto e dai tratti evanescenti, ogni cosa si rivestiva di una patina surreale.

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