Ned Roberts

Un anno è lungo. Lunghissimo. Almeno per me. Se penso indietro, ai 12 mesi passati, mi sembra che in verità siano trascorsi 12 anni. Tutte le cose fatte, tutta la memoria accumulata, tutte le persone conosciute, tutta la musica ascoltata.

Un anno fa (in verità un po’ di più) vi parlavamo per la prima volta di un artista che al primo ascolto ci fece innamorare. Non so quanto sono durati davvero per Ned questi 12 mesi. Ma hanno portato uno splendido self-titled debut.

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The Very Most – Things Too Obvious To Sing

The Very Most li scoprii grazie alla loro cover di It’s Not Unusual, quella di Tom Jones resa famosa da Carlton Banks. Non so nemmeno per quale motivo riuscii a trovarla. Probabilmente feci quello che l’altro giorno ho fatto per Cupid di Sam Cooke. Pezzo da brividi, Cupid.

Uno di questi giorni scriverò una lettera a qualcuno. Mi ricorderò di farlo, un po’ come, alla fine, mi sono ricordato di parlarvi di loro, The Very Most.

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Alvvays + Real Estate @ Shepherd’s Bush Empire

Quando ero alle medie, mi ricordo che c’era una ragazza carina. Non era bella, ma semplicemente piaceva a tutti, al punto che riuscire a limonare con lei sarebbe stato un achievement da stamparsi in petto e mostrare con orgoglio.
Quando successe a me (di limonarla), ricordo che provai ben poco. Ero più interessato al “dopo”: dire a tutti che l’avevo fatto. Io ero innamorato di Evelyn.

Andare al concerto dei Real Estate è stato come limonare la più bella del liceo: un po’ lo fai perché apprezzi le sue qualità, ma soprattutto lo fai per dirlo agli altri. È l’opposto dell’onanismo.

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French for Rabbits – Spirits

Peppe Trotta per TRISTE©

A chi non è mai capitato di sognare ad occhi aperti?

Mi succede spesso, all’improvviso, intento a fare una cosa qualsiasi. Mi estraneo e tutto si ferma. L’unica cosa che conta è seguire il sogno, perdersi al suo interno. Puoi ritrovarti ovunque, nella fredda Islanda, nel paese in cui sei nato o addirittura dall’altra parte del mondo, un luogo come la Nuova Zelanda.

Ed è da qui che arriva il disco di cui vi vogliamo parlare, prima prova sulla lunga distanza dei French For Rabbits, band costruitasi attorno alle figure di Brooke Singer e John Fitzgerald.

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The Jesus And Mary Chain – Psychocandy

Francesco Amoroso per TRISTE©

Probabilmente di Psychocandy, primo album dei Jesus And Mary Chain, a quasi trent’anni dalla sua uscita, si è già detto tutto. E anche all’epoca, ascoltare l’esordio dei fratelli Reid non è che rendesse nessuno automaticamente un grande scopritore di talenti: oltremanica se ne parlava ovunque e anche da queste parti non era certo passato inosservato.

Quando si tratta di ricordare, però, le esperienze individuali sono quelle che contano. E, vi assicuro, il 1985 non è stato uguale in tutto il mondo. Allora, senza la rete, per ascoltare nuove band e nuovi suoni ci si doveva affidare alle riviste musicali e a qualche encomiabile programma radiofonico. E quello era solo l’inizio. Per riuscire finalmente a mettere le mani su un vinile (non ero hipster neanche allora ma gli altri supporti non esistevano, ad eccezione delle cassette, che facevano già schifo a quei tempi) a volte trascorrevano mesi, se non anni.

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