Cloud Nothings @Scala, London – 27/05/2015

Tutto ha inizio verso le sette. Si lo so che per voi italiani è inconcepibile, ma qui, dall’altra parte della manica è usual. In più ho un
biglietto extra e proverò a venderlo a qualcuno (ah, l’italiano).

Ci metto più o meno 3 secondi a farlo, ci sono una coppia di ragazzi di 18 anni al massimo, il ragazzo mi chiede se ho un biglietto spare, gli dico di si. Mi chiede quanto voglio, lo guardo e gli chiedo quanto vuole spendere. Poi lo riguardo, mi ci rivedo un po’ e gli dico: “dammi giusto i soldi che ho speso e divertiti”. Lui, incredulo e felice mi dice che su seatwave costavano 4 volte tanto. Beati gli ingenui.

Cloud Nothings - SCALA

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Chet Faker – Built On Glass

Quando vivi in un paese straniero riesci a capire meglio quali sono le differenze culturali fra paesi diversi. Lo capisci quando passi la Manica, e lo capisci principalmente nel momento in cui realizzi che, con tutti gli sforzi del caso, sarai per sempre italiano.

Ora però, basta con le speculazioni, perché, come dice Chet Faker, Talk is Cheap.

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Real Estate – Atlas

Marzo é un mese bellissimo, non c’entra molto il fatto che fra due ore mi ritroveró nelle bianche vallate delle dolomiti con tre miei amici di lunga data, a passare una settimana incredibile; non c’entra nemmeno il fatto che, in questi giorni, a Londra splenda il sole e si respiri un’aria primaverile.

Ecco, forse é proprio il fatto di riscoprire certi piaceri che mi fa amare Marzo. Come ad esempio sdraiarsi nell’erba, sotto il sole, e mettere su Atlas dei Real Estate.

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Mutual Benefit @St.John Church – Bethnal Green – London

La serata inizia in modo inaspettato. Quello che dovrebbe essere uno dei concerti piú attesi (da me) dell’anno, viene fermato sul nascere, posticipato.

Si, perché quando arriviamo alle 19 in punto fuori dalla chiesa di St.John, ci accorgiamo che il concerto inizierá alle 21:30. Proviamo ad entrare ma veniamo gentilmente rimbalzati. Come mai? Bisogna aspettare che il prete finisca di dire messa. Incredibile.

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Elephant

Quando sono sul treno (specialmente se il viaggio è abbastanza lungo), a meno che non sia impegnato in qualche attività concreta (tipo lavorare), mi sorprendo spesso in uno stato al limite tra sonno e veglia, con gli occhi aperti sì, ma con la testa completamente immersa nei pensieri. Questo stato “dreamy” può essere ovviamente amplificato se nelle cuffie ho il giusto sottofondo musicale.

Qualche giorno fa, in viaggio verso le terre natìe, ho accompagnato la parte finale del tragitto con la delicata musica degli Elephant: il rischio di dover farsi venire a prendere in qualche stazione successiva è stato evitato per puro caso.

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